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Antichi sapori nella valigia di Elio

Calabria nel mondo - Incontri
Elio Orsara, cuoco di successo, “ambasciatore” della Calabria nella lontana Tokio. Ha fatto tesoro della buona cucina della nonna nel cui ristorante ha lavorato fin da piccolo

Nicola Minasi

Ci sono posti carichi di significato grazie alle persone che ci vivono; presenze che conferiscono particolare valore a quel luogo ed agli incontri che lì si realizzano.

La Locanda Elio è uno di questi luoghi. Prima di tutto, perché è una scoperta nella scoperta: per arrivarci, intanto bisogna girare per Tokyo, nei quartieri più centrali della città. Poi perché, una volta entrati, è chiaro di non stare in un qualsiasi ristorante italiano all’estero. No, Elio è un autentico inno alla Calabria e alla calabresità. Dalle foto e dalle decorazioni si vede subito che c’è un progetto quasi “politico” dietro al locale, una convinzione vera ed un orgoglio che però nascono dal lavoro e non dalle facili autocelebrazioni della Calabria.

Già all’ingresso, quello che colpisce è il vociare dei clienti. La sala non è molto grande, anzi, i tavoli sono serrati. Ma la gente si agita e parla come per allargare lo spazio. Ecco: c’è una partecipazione inconscia per creare una piazza, una piazza italiana e tutti gareggiano per stare al gioco. A dirigere le danze e dare il tempo c’è appunto lui, Elio Orsara, che si aggira tra i tavoli con una parola per ognuno, un’attenzione che ti fa sentire l’ospite d’onore.

Ti avvicina subito, non importa se arrivato per la prima volta o per la centesima. Conosce e si ricorda e dà quell’impressione indefinibile di una carica emotiva, di una sapienza, forse pure un pizzico di furbizia nella gestione, ma anche di una capacità comunicativa diretta, spontanea. Si sente subito la fierezza di chi è riuscito in un contesto difficilissimo, ma soprattutto di avercela fatta con tanto lavoro e che ora può guardare a nuove opportunità.

Elio ha passato da poco i 40 anni ma ha già fatto abbastanza per assaporare il gusto del successo. Nato a Cetraro, si è portato via il meglio delle tradizioni calabresi: la bontà di cuore, la caparbietà e anche la buona cucina, quella appresa dalla nonna, nel cui ristorante ha lavorato fin da piccolo.

Poi un sogno lo porta in America, ma si rende conto che non è lì il suo posto. Finché, in un’estate di lavoro presso un albergo in Italia, non incontra un gruppo di una grande azienda giapponese, con cui stringe amicizia e che gli fa venire in mente di partire per la terra del Sol Levante. Così inizia una nuova avventura, che lo porta prima a Kyoto, poi a Kobe ed infine a Tokyo. Elio lavora in molti ristoranti ed inizia a gestirli con soci giapponesi. Nel frattempo si sposa con una collega giapponese e con i soldi accumulati negli anni di duro lavoro riesce ad aprire il suo primo ristorante di proprietà: appunto Elio locanda, specializzato in cucina calabrese. Dopo un po’, è un trionfo dietro l’altro. Gli italiani che contano, da Armani ai maggiori imprenditori residenti e di passaggio, si fermano lì. Il Presidente Scalfaro lo insignisce anche del titolo di Cavaliere del Lavoro.

Agli ospiti giapponesi ed italiani Elio offre, senza dubbio, il senso dell’italianità, ma anche di una calabresità verace e senza complessi. Parla un giapponese perfetto, come i cugini Roberto, che lo aiuta in sala, e Germano, chef; dà ordini perentori in cucina, intrattiene con cura gli ospiti. La semplicità e la capacità si raccordano in un unico filo, con un risultato preciso: che un calabrese rappresenta l’Italia con piena consapevolezza della sua specialità, ma anche con grande senso di responsabilità, verso l’Italia e verso la stessa Calabria, che continua a promuovere in ogni modo.

Per Cetraro ha prodotto un CD-Rom che distribuisce agli ospiti, ed il libro sulla propria avventura che, oltre a raccontare la sua storia, descrive con amore le sue origini, senza stereotipi sulle difficoltà, sui sogni iniziali, sulla decisione di emigrare.

Insomma, un successo tale proprio perché vissuto senza cercare ingrandimenti postumi o scorciatoie rispetto al punto di partenza, ma semmai goduto proprio perché compimento di quelle premesse.

Al cugino Roberto, che mi chiede di dove sono quando scopre che sono italiano, ho risposto: “Della Calabria Saudita!”. “Bene, io della Costa d’Avorio!”, ha replicato lui con un sorriso pronto. E intanto mi porta una ricottina fatta in casa, freschissima. Elio, che si è accorto della conversazione, interviene per far portare un assaggio di soppressata. Per tutta la cena va e viene e mi offre subito di dargli del tu. Al taglio della torta mi fa gli auguri di compleanno. Lui, per combinazione, lo ha festeggiato il giorno prima.

Parliamo della Calabria e degli italiani in Giappone, delle possibilità enormi che ci sono, ma anche dell’impegno che richiedono. È ottimista e sicuro, ha le idee chiare su come continuare. Prima di uscire, mi stringe la mano e mi regala le pubblicazioni che ha fatto stampare. È il momento delle ultime considerazioni. “Mi raccomando!”, mi fa. “Siete voi giovani che dovete mandare avanti la Calabria! Senza dare retta a quei tromboni, che a volte mi fanno proprio passare la voglia…” È un richiamo convinto, come le sue altre riflessioni. Ci penso un attimo. “Beh… Vorrai dire noi giovani!”. Un sorriso e poi a presto, alla prossima volta.
ITACA n. 1