GERHARD ROHLFS
archeologo della lingua
15 ottobre 2017
NASCITA DI UNA CITTÀ
CORIGLIANO ROSSANO
14 novembre 2017

Se manca la lingua nella bisaccia del migrante

Calabria nel mondo - Ieri/Oggi

Si aprirà un problema gravissimo se in Europa verrà negato l’insegnamento della lingua madre ai giovani figli dei lavoratori migranti.
L’allarme parte dalla Germania e Giuseppe Scigliano, responsabile del COMITES di Hannover, e lui stesso insegnante, analizza il sistema del bilinguismo nel sistema scolastico tedesco, a partire dalla Bassa Sassonia

Giuseppe Scigliano

Il bilinguismo nell’Europa che cresce e che consente ai suoi cittadini di spostarsi da un lato all’altro dell’Unione, dovrebbe essere una cosa assodata. Non è così e tanti sono gli scettici, anche in ambito pedagogico, che mettono in discussione i benefici di una formazione che tenga in considerazione non solo l’aspetto linguistico, ma anche quello interculturale.

In Germania numerosi sono i Ginnasi che offrono la possibilità di frequentare classi bilingui d’inglese, francese o spagnolo. Raramente vengono offerte altre lingue dell’Unione tra cui l’italiano. Eppure l’Italia appartiene alle otto nazioni più industrializzate del mondo, quindi influente dal punto di vista economico, specialmente se si considera il volume di scambio con la Germania. Se il criterio di scelta fosse un fatto di mera economia, senza alcun dubbio saremmo tra le lingue di prima categoria.

Invece, in considerazione viene presa principalmente la zona d’influenza linguistica per cui siamo relegati al ruolo di lingua di studio per la terza età. Ma sarebbe azzardato cercare nelle scuole o classi bilingue la soluzione all’insuccesso scolastico dei bambini italiani (e qui consiglierei una lettura accurata di Don Milani, La scuola di Barbiana). Il problema affonda le sue radici non solo nella non conoscenza della lingua, ma soprattutto nell’ignoranza a cui li ha relegati il sistema locale. Quali le ragioni?

La scuola elementare nella Bassa Sassonia dura quattro anni ed alla fine il bambino viene indirizzato, in base ai voti riportati già a metà anno della quarta classe, nelle tre forme esistenti di scuola superiore, ovvero Hauptschule per i più scarsi (questa dà l’accesso ai mestieri più umili), la Realschule (l’accesso è ai mestieri più nobili) ed il Ginnasio (si può andare all’università). Sulla carta esiste l’ipotesi che i migliori possano cambiare scuola; in pratica solo alcuni ci riescono.

Molti nel frattempo sono già finiti nella scuola differenziale, destinati all’emarginazione sociale.

L’asilo più che preparare all’ingresso alla prima elementare, il più delle volte risulta essere un luogo di parcheggio dei bambini. Chi è convinto che la scuola sia uguale per tutti, corre il rischio di non tenere in considerazione le componenti che concorrono alla formazione dei ragazzi.

In particolare, nei processi d’apprendimento sono chiamati in causa i genitori, spesso presi a modello dai fanciulli, ma non tutti dispongono di tempo e capacità.

In pochi si integrano realmente nel tessuto sociale tedesco (basti guardare al numero dei nostri connazionali che hanno fatto richiesta di doppia cittadinanza). Basta dare una sbirciata ai libri di testo per capire che un siciliano, un calabrese, un campano… sono come pesci fuor d’acqua. La trasmissione del sapere avviene con una logica diversa dai modelli che hanno formato i nostri connazionali meno istruiti. La scuola qui affida un grande compito ai genitori: approfondire l’insegnamento ricevuto dai giovani in classe.

Chi si sente capace di aiutare i propri ragazzi? Lo Stato italiano ha sempre investito grandi risorse all’estero per quanto riguarda i suoi cittadini in età scolare (per la sola Germania circa 15 milioni di Euro l’anno tra risorse affidate agli enti gestori e personale di ruolo nell’ambito dell’insegnamento della lingua materna) ed è per questo che c’è l’esigenza d’investire in corsi di recupero e di sostegno che diano la possibilità di sopperire o quantomeno ridurre le carenze appena menzionate.

Ma torniamo ai vantaggi che i nostri bambini trarrebbero dall’apprendimento bilingue. Molte voci autorevoli sono concordi nel consigliarne la diffusione. E così anche la mia esperienza d’insegnante. Psicologicamente il bambino si sente a suo agio ed accettato dai suoi compagni tedeschi. Nella Johannisschule di Osnabrück dove insegno, non ho mai avvertito un atteggiamento discriminatorio nei confronti di chi non è tedesco. I bambini restano tali, crescono insieme e socializzano anche le informazioni. L’Italia è presente e con essa anche un’altra cultura che dà la possibilità di aprire orizzonti nuovi a tutti.

Il progetto a cui lavoro è entrato nel curriculum scolastico e quindi nel profilo della scuola. Esso prevede due ore settimanali di lingua italiana ed a partire dalla terza classe l’insegnamento bilingue delle discipline secondarie come sport, musica, educazione all’immagine (Kunst). Risultato: buona parte degli alunni sono andati alla Realschule, molti al Ginnasio e solo una minima parte alla Hauptschule. Per i pochi alunni italiani la cosa cambia vistosamente: nessun alunno nella Sonderschule, la maggior parte alla Hauptschule, pochi nella Realschule e nessuno nel Ginnasio.

Fattore fondamentale rimane la preparazione di base dei bambini, a partire dai sei anni. Per questa ragione occorre investire tantissimo per preparare all’ingresso in questo sistema scolastico, quindi asili e sensibilizzazione dei genitori.

Il legislatore tedesco ha dato per scontato che gli utenti della scuola siano tedeschi e come tali non solo conoscano bene la lingua, ma che abbiano dei riferimenti culturali e di identità ben precisi (ordine, puntualità, rispetto delle norme che non sono scritte, ma vigenti nella società come codice di comportamento).

Il bilinguismo non significa solo imparare meglio una seconda lingua, ma principalmente e soprattutto accettare dei “codici” che indicano diversità per gli uni e familiarità per gli altri.

L’Europa deve, prima o poi, fare con coraggio una grande riforma scolastica che preveda una parte dei programmi comuni a tutti i suoi cittadini. Sarà, penso, l’insegnamento bilingue, capace di formare una mentalità europea e dare la possibilità ad ognuno di potersi muovere liberamente sul territorio senza essere limitato dalla propria formazione monolingue.

ITACA n. 5