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Mondo Peperoncino

Calabria nel mondo - Incontri
Enzo Monaco racconta il suo viaggio in Tunisia e un incontro ricco di colori, sorprese, profumi, promesse. E Mohamed Larbi, suo amico, dice: “Il mio solo scopo è far star bene gli amici e renderli felici”

Enzo Monaco
Si chiama Mohamed Larbi Belouafa ma tutti lo chiamano semplicemente Larbi. È il nostro delegato in Tunisia, terra di grandi tradizioni piccanti che ha un gioiello gastronomico come l’Harissa, la salsa infuocata conosciuta e apprezzata in tutto il mondo.

Ha un agriturismo ad Hammamet e sono andato a trovarlo a Ottobre approfittando di un viaggio a Tunisi per il Salon International de l’Investissement Agricole et de la Technologie. Nel Festival d’argento del 2017 ci sarà il gemellaggio con la Tunisia e l’occasione è buona per conoscere Larbi e il suo agriturismo sperando che possa darci una mano. Siamo in tre. Io, Giancarlo Suriano che è venuto con me dalla Calabria e Luciano Marchetti, un architetto amico dell’Accademia che nel Salone internazionale ha curato lo stand con le specialità gastronomiche made in Italy.

Lui conosce Larbi da una vita ed è lui che ci dà un passaggio col suo fuoristrada.Arriviamo nel pomeriggio e la prima sensazione è che Larbi sia lì ad attenderci curioso. Mi viene incontro dando l’impressione di conoscermi. “So tutto sull’Accademia col sito e con facebook, dice subito, e seguo con attenzione l’impegno e il lavoro del Presidente”. Gli dico che sono venuto per conoscere lui, che vogliamo un aiuto per il Festival del prossimo anno e si sottopone volentieri al mio terzo grado. Mohamed Larbi Belouafa ha 66 anni. Giovane chef, diplomato alla Scuola alberghiera di Tunisi, vince una borsa di studio e va a frequentare un corso di specializzazione per due anni all’Istituto alberghiero di Terni. Apre ristoranti in mezzo mondo, si ferma per un po’ anche a Parigi. Fa lo chef ma si dedica soprattutto alla caccia, l’altra sua grande passione e si specializza nell’organizzare battute per comitive di ricchi appassionati.

È bravo, ci sa fare e lo chiamano da tutto il mondo per spedizioni in Tunisia, in Marocco, Spagna, Egitto, Sud Africa e Scozia. Diventa famoso e nel 2000 il Presidente Napolitano lo ospita per una giornata al Quirinale come straniero “che ha onorato a cittadinanza italiana”.

Dopo tanti viaggi per il mondo arriva l’idea di fermarsi a Hammamet sulle sponde del fiume El Faouara in una villa che battezza “Dar Beldi”, “Casa del cittadino”, una sorta di agriturismo che apre all’ospitalità dei suoi amici “col solo scopo di farli star bene e renderli felici”. Un’utopia a prima vista. Secondo me un obiettivo pienamente raggiunto.

La villa è immensa, tranquilla, immersa nel silenzio e nel verde del fiume, vicina all’autostrada e collegata nei due sensi da strade sterrate “che scoraggiano i disturbatori”, in mezzo a ville e a giardini delimitati da fitti filari di piante spontanee di fico d’India “che tengono lontane le visite indesiderate e producono buoni frutti”. Un grosso portone d’ingresso, un vialetto in mezzo alle vegetazioni, una splendida piscina e quasi attaccata la villa con un bel porticato che dà nella grande sala da pranzo Un luogo mitico dove i tavoli si alternano alle poltrone, alla collezione di radio, alle foto con Napolitano, a splendidi quadri, a manichini vestiti con abiti colorati e vasi e arazzi che sanno di antico. Tutto amorevolmente studiato per creare il clima giusto e respirare i profumi e i colori della Tunisia. Nel fabbricato ci sono otto stanze. Nel “giardino dei limoni” mimetizzate fra le piante tre splendide villette per i visitatori più esigenti. Sulla sinistra del fabbricato la “tenda degli amici” per dopo-cena più piccanti e ragazze che ballano la danza del ventre. Gli spazi sono immensi e c’è posto anche per il “giardino dei profumi” con le piante aromatiche coltivate in modo ordinato e segnalate tutte da cartelli in ferro battuto con i nomi in arabo in inglese e in italiano. Larbi le cura personalmente, lui guida le visite e lui fa gli abbinamenti con le insalate o per profumare i decotti.

La chiacchierata è piacevole ma c’è la cena che preme. Larbi l’ha preparata per noi. L’Harissa con le olive, un couscous italo-tunisino con il tartufo, una “cuscia” di pollo e per finire il melograno nel bicchiere, una specialità tutta tunisina. La mattina dopo siamo già in partenza. Nemmeno una giornata. Quanto basta per decidere di ritornare e dare appuntamento a Larbi per il “Festival d’argento” del prossimo anno.
ITACA n.34