Oltre il pianeta terra
Pensa se c’è vita su Marte!

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Giovanni Scaramuzzino

Potrebbe anche darsi che la pallavolo italiana abbia perso un potenziale campione, ma fa nulla se invece di schiacciare palloni nella metà campo avversaria adesso Roberto Furfaro, calabrese di Roccella Jonica , schiacci soprattutto i tasti di un computer situato tanto lontano dalla sua terra d’origine e che, soprattutto, sia proiettato oltre. Oltreoceano anzitutto, già perché Roberto vive e lavora in Arizona , Stati Uniti, ma per conoscerlo un po’ di più sarebbe meglio guardare in alto e non solo: guardare oltre, ecco il punto. Oltre il pianeta Terra , davvero troppo piccolo per chi fa un mestiere come il suo. Sì, perché Roberto lavora per la Nasa e per questo è anche normale che da qualche tempo i suoi orizzonti non siano quelli particolari, bellissimi ma comunque limitati, di un rosso tramonto sulla Catena Costiera del Pacifico, bensì che il rosso di sua competenza appartenga invece a Marte. Il pianeta rosso, appunto, alla ricerca di qualcosa che in diversi posti della Terra è davvero semplice da reperire sia aprendo un rubinetto che scartando una confezione formato risparmio: l’acqua. Per l’acqua su Marte , invece, le cose si complicano leggermente, ma fa nulla. Per lui, almeno, fa nulla: o quasi. Del resto, lo stesso nome Arizona potrebbe derivare da un termine in lingua O’odham, usato dagli Indiani d’America, i Nativi, per indicare una “piccola sorgente”. Insomma, acqua, acqua ed ancora acqua: per il professor Roberto Furfaro non ci sono vie di fuga , neanche quando calpesta il suolo terrestre di Tucson. Ed in ogni caso, tutto ciò potrebbe essere preso come un buon auspicio: una piccola sorgente anche su Marte, magari.

Va tutto bene, ma la prima curiosità è un’altra. Che ci fa un roccellese in Arizona?
“Me lo chiedo anch’io…. No, scherzi a parte, credo che attualmente l’Arizona sia lo Stato con più prospettive e potenzialità nel campo dell’esplorazione planetaria . L ‘ Università dell’Arizona – che è il quartier generale della NASA Phoenix Mission to Mars – è il primo ateneo statunitense a condurre completamente una missione per conto della NASA. Il Lunar and Planetary Laboratory è il miglior dipartimento in assoluto di scienza planetaria nella nazione. Siccome coltivo un interesse per lo spazio e per l’esplorazione del sistema solare che dura da tanti anni, credo non ci sia cosa migliore che lavorare qui. Consideri che tre anni fa ricevetti un’offerta da parte del NASA Ames Research Center e che la rifiutai per restare a Tucson e continuare quello che sto facendo”.

In Italia è stato dato particolare risalto alla Missione Fenice su Mart e. Addirittura il canale satellitare RAINews 24 ha trasmesso in diretta le fasi dell’atterraggio sul polo marziano lo scorso 25 maggio, ma per voi anche il 20 giugno è stato un giorno davvero speciale.
“Il 25 maggio lo ricordo benissimo. Ero in collegamento dal Phoenix Science Operation Center con RAINews24 per commentare in diretta l’atterraggio del ‘lander ‘. La tensione accumulata durante i famosi ‘sette minuti di terrore’, tempo impiegato dalla sonda per attraversare l’atmosfera marziana, si è sciolta in gioia indescrivibile appena avuta la conferma dell’atterraggi0. Circa un mese dopo, il 20 giugno appunto, abbiamo avuto la dimostrazione definitiva che a pochi centimetri dalla superficie del polo nord marziano c’è ghiaccio. Due immagini della zona di suolo scavato dal braccio robotico, prese a distanza di un giorno, hanno dimostrato che la materia bianca ha avuto un processo di sublimazione compatibile soltanto con il ghiaccio, almeno nelle attuali condizioni di pressione e di temperatura marziana. Si esclude quindi l’altra ipotesi ovvero quella del sale precipitato durante i processi di escursione termica. La scoperta ha profonde implicazioni per la possibile esistenza ed evoluzione della vita sul pianeta Marte”.

Qual’è il suo ruolo nella Phoenix Mission to Mars?
“Sono professore al Dipartimento di Aerospaziale con esperienza nel campo dei sistemi di guida e controllo per sistemi aerospaziali. Inoltre la NASA mi finanzia per creare modelli relativi alla struttura termica della superficie di Marte e per determinare le implicazioni della distribuzione di temperatura sul ciclo idrologico nella zona polare marziana dove, appunto, la Fenice è atterrata. Allo stato attuale, quando sono allo Science Operation Center,centro di controllo del ‘lander’, una delle mie responsabilità è quella di fare da collegamento tra il team scientifico e quello di ingegneria da un lato ed i vari responsabili della stampa specializzata per un’accurata interpretazione dei dati analizzati dai due gruppi di lavoro. Ho anche due miei studenti che lavorano nel team del braccio robotica”.

Quali sono le sue previsioni sull’esito definitivo dell’avventura su Marte?
La missione sta avendo un successo che va ben oltre le nostre aspettative. Tutti i sistemi funzionano a dovere e qualche piccolo problema è stato prontamente risolto. Credo che la parte più eccitante sarà quando avremo i risultati degli esperimenti effettuati a bordo del ‘lander’. In particolare, ci interessa determinare se c’è materia organica e se ci sono le condizioni per la nascita e lo sviluppo della vita. Se tutto questo verrà scientificamente verificato, nelle prossime settimane ci si attiverà per indirizzare la prossima missione marziana , il Mars Science Laboratory, verso una zona vicina al ‘lander’ in maniera da ricercare vere e proprie forme di vita, ad esempio i batteri”.

Com’è arrivato alla Nasa?
“Nel 1997, dopo aver concluso l’ultimo esame del corso di laurea in ingegneria aerospaziale all’Università ‘La Sapienza’ di Roma, partii per il NASA Space Engineering Research Center per preparare la tesi di laurea. Il Centro, collocato nel cuore di Tucson, mi assunse prima come ‘visiting scientist’ e poi come ‘project manager’ di due robot per l’esplorazione marziana.Tali automi erano concepiti per sfruttare le risorse locali marziane”.

Fuga di cervelli, di talenti, di professionisti all’estero. In Italia, l’opinione prevalente è che spesso si sia quasi costretti a scegliere di espatriare per attività come la sua. Cosa c’è di vero nel suo caso?
“Personalmente sono stato sempre affascinato dagli Stati Uniti, dalla loro mentalità , dalla possibilità di partire da zero e tramite impegno e fatica arrivare alle vette più alte. ‘I know I can do it’ ovvero ‘So di poterlo fare’ è uno dei motti più ricorrenti ed una delle chiavi del successo di questo popolo che mette qualsiasi cervello in condizione di fiorire. Purtroppo l’Italia è un paese in declino, dove i giovani non sono messi nelle condizioni di fare, i n gessati da una politica che fa di tutto per mantenere lo ‘status quo’. Ho fatto la scelta precisa di andare via per non essere compromesso dal sistema. La vita è troppo breve e sarebbe stato un insulto buttare al vento il mio talento, come è un insulto buttare al vento il talento di tanti giovani. La scelta che ho fatto è stata la migliore della mia vita e sto vive n d o percorsi di scienza e conoscenza entusiasmanti. Devo però dire che nel campo spaziale ci sono punte di eccellenza anche in Italia. Per esempio il gruppo che fa capo alla Professoressa Angioletta Corradini, direttrice dell’Istituto di Fisica dello Spazio, ha molti talenti interessanti, produce strumentaazione spaziale e fa tanta ricerca”.

Il computer non soltanto come mezzo di lavoro. La tecnologia serve anche per accorciare le distanze dalla Calabria?
“Ogni volta che sono in Calabria, lavoro come se non mi fossi mai spostato da Tucson. Inoltre, comunico via Internet con tutti i miei amici roccellesi, sia quelli rimasti in paese che quelli che vivono fuori. La tecnologia ha fatto passi da gigante , mi piacerebbe che anche per le infrastrutture in Calabria avvenisse altrettanto”.

Il lavoro le occuperà gran parte del tempo a disposizione. Nei pochi momenti liberi c’è spazio anche per il suo vecchio amore, la pallavolo?
All’interno dell’Università ci sono parecchi campi di ‘beach volley’. Gioco quando posso con un paio di amici. Ho ripreso anche il tennis che non praticavo da parecchio. Come si dice: Mens sana in corpore sano…

Come e dove si immagina Robert o Furfaro tra dieci anni? 
” Vediamo, ho 37 anni e sono in America da circa dieci anni. Ho avuto la fortuna di essere coinvolto nell’esplorazione spaziale come non avrei nemmeno sognato. Ma più vado avanti, più si creano nuove opportunità. Sono già responsabile per il progetto preliminare del sistema propulsivo e dei sistemi di guida e controllo di due altre missioni. Inoltre , sono l’ingegnere capo dell’Artemis flightsystem che stiamo disegnando per vincere il Google Lunar X-Prize (20 milioni di dollari al primo team che privatamente collocherà un robot sulla Luna). La missione costerà circa 110 milioni di dollari e sarà completamente finanziata da privati ov vero niente soldi della NASA destinati a questo progetto. Se dovessimo riuscire a far atterrare Artemis con la massima precisione, cambieremo completamente il modo di fare e di confrontarci con lo spazio. Infatti, abbiamo creato un’azienda pronta a sfruttare la tecnologia che stiamo sviluppando. Spero tra dieci anni di essere uno dei massimi artefici di questa rivoluzione”.

ITACA n.2