Ah! Il Natale di una volta…
8 dicembre 2018

Le associazioni degli emigrati perno della nostra identità

Calabria nel mondo - Storie
Abitudini familiari e consuetudini sociali portate in valigia imbarcandosi verso il Canada, connotano le comunità dell’emigrazione. Cultura, folclore, religiosità sono i segni distintivi, esposti, comunque, alle contaminazioni inevitabili nell’incontro con realtà diversissime

Angela Zanfino

Quando i miei bisnonni materni, assieme ai figli, nel dicembre del 1964 giunsero al porto di Napoli per salire sulla nave Queen Frederica che li avrebbe condotti al Porto Pier 21 di Halifax (Nuova Scozia, Canada), erano perfettamente consapevoli di aver scelto di vivere il resto della loro vita altrove, lontano dalla loro amata Rende (CS), ma erano altrettanto consapevoli che questa separazione dal luogo natio sarebbe stata solo fisica, mai mentale, mai culturale. I loro usi e costumi, l’arte culinaria, il dialetto e le loro tradizioni, emigrarono con loro.

Gli anni Sessanta dello scorso secolo furono anni propizi per i calabresi a Toronto e in generale in Canada. Era ormai stata archiviata quella triste vicenda bellica che vide il nostro Paese contrapposto agli angloamericani con molti italiani deportati nei campi di Petawawa (Ontario) e le loro attività commerciali boicottate e distrutte. Quelli furono momenti in cui l’italianità doveva essere necessariamente repressa e nascosta, mentre gli anni Sessanta rappresentarono il riscatto, simbolo e aiuto della scalata economica e sociale. Per questo motivo, perfino le case degli immigrati iniziarono a trasudare di “italianità”, in particolare di “calabresità”; si concentrano nelle aree suburbane di Toronto: Woodbridge, North York, Etobiocke e Richmond Hill.

A Woodbridge, che fa parte della città di Vaughan,  dove sono stata più volte, il retro della casa del calabrese, la backyard, non è adibito a giardino, come quello del canadese, ma ad orto, dove si piantano pomodori, zucchine, peperoncini piccanti e si cerca in ogni modo di proteggere dal rigido inverno canadese, con piccole serre amatoriali, l’albero di fichi, che immancabilmente perisce al clima nordamericano. Infatti fino ad un ventennio fa, prima che le compagnie aeree ponessero delle restrizioni, non era raro incontrare nell’aeroporto di Lamezia Terme il calabro-canadese, che rientrando dalle vacanze estive,  portava con sé il famoso  “panaro” di fichi, ben coperto dalle foglie del frutto stesso.

A casa di mia nonna, che abita a Woodbridge, ed in quella di ogni emigrato calabrese che si rispetti, sono presenti due cucine: una al primo piano, immacolata ed intoccabile, fatta di marmi e legni pregiati, che ha la mera funzione di mostrarsi agli ospiti; ed una nel seminterrato, di qualità inferiore (solitamente è quella della vecchia casa di St.Clair, il quartiere dove in un primo momento si concentrò la popolazione italiana), che assolve appunto alla funzione di cucina. Inoltre è immancabile il parquet in ogni stanza, (escluse cucina e pianterreno), che è trattato quasi con religiosità e venerazione, in quanto simulacro del successo economico. Ancora, immancabile è la macchinetta per il caffè espresso da due tazze, posta ben in evidenza come simbolo di appartenenza alla cultura italiana. Raramente si trova questo “feticcio” nelle case degli italiani di seconda e terza generazione, in quanto  preferiscono il caffè lungo, tipico del Nordamerica.

L’orto dietro la casa rappresenta il legame con la terra  d’origine ed anche la possibilità di reperire cibo facilmente; rimanda al desiderio di mantenere vive le pratiche alimentari della terra d’origine e di conservare i legami con essa. In realtà, la cucina, grande e bella, rappresenta la liberazione dall’inedia sofferta in Calabria. Fu la “fame” uno dei motivi propulsori alla scelta migratoria di quelle famiglie così numerose.

Nei miei viaggi ho assistito più volte, tra la fine di agosto e gli inizi di settembre, alla conversione dei garages, delle belle ed eleganti detached houses di Woodbridge, in opifici, dove intere famiglie si riuniscono per realizzare la nostra salsa di pomodoro, la cosiddetta “conserva” o “purè”.

Embassy Drive, la strada dove mia nonna vive e dove vi abitano molti altri calabresi, ma anche pugliesi e siciliani, quando si fa il purè, diventa teatro di convivialità e armonia; si parla in dialetto, si mangia insieme al next door (che è sicuramente un rendese o proviene da un altro paesino limitrofo) e si fa inevitabilmente un tuffo nel passato, ricordando quando questi stessi lavori si effettuavano in quei vicoletti strettissimi del centro storico di Rende o di Marano Principato o di qualsiasi altro comune del cosentino.

La presenza, poi, degli italiani in Canada ha dato origine a un fenomeno linguistico singolare: l’italiese, termine coniato da Gianrenzo Clivio nel 1975. È il risultato del contatto tra l’italiano e l’inglese, in cui si adattano e si combinano termini delle due lingue.

In Canada vige sia un bilinguismo orizzontale sia un plurilinguismo verticale. Si parla di bilinguismo orizzontale quando due lingue sono ufficialmente riconosciute in un’unica nazione, proprio come succede in Canada che è per metà anglofono e per l’altra francofono. Le due lingue però sono contornate da tanti lessemi che appartengono al background culturale delle famiglie e tali codici linguistici sono utilizzati soprattutto in ambito familiare. Ad esempio, nelle case di Woodbridge dove risiedono persone anziane si parlerà il dialetto calabrese, che per loro costituisce la L1, ovvero la prima lingua appresa di cui si ha una maggiore padronanza.

Spesso e volentieri la L1 si ibrida con la L2, ovvero la lingua inglese, quella ufficialmente parlata nel paese di accoglienza. Da questa ibridazione nasce l’Italiese. E allora alla luce di ciò non bisogna stupirsi se in una delle case di Woodbridge si sente: “dammi na beghiceddra ca pigliu due tomati nella backyarda” cioè “dammi una busta piccola che vado a raccogliere i pomodori nell’orto dietro casa”! Interessante è il termine beghiceddra, da  bag, busta che se di piccole dimensioni in dialetto viene identificato come busiceddra da qui beghiceddra! Così anche tomati deriva da tomatoes e backyarda da backyard. Si potrebbe approntare un intero vocabolario sui termini italiesi!

I simboli di una comunità in sociologia sono definiti core values e l’aspetto associazionistico e religioso sono due identificatori molto forti della comunità calabrese. L’associazionismo nella città di Toronto e dintorni è importantissimo per la promozione e conservazione della nostra cultura e del nostro folklore. Infatti, se non fosse per il lavoro costante e vigoroso di queste numerose associazioni di provincia e di paese, le nostre tradizioni sarebbero scomparse da tempo in un contesto così globalizzato come quello canadese. Solo della provincia di Cosenza, nella sola città di Toronto, esistono oltre venti circoli di paese.

Per ragioni biografiche voglio porre l’attenzione su La Stazione di Rende Cultural and Social Club il cui presidente è Vittorio Maone, originario di Rende. Questo club fa celebrare, nella cappella del SS. Crocifisso a Woodbridge, una messa in onore della Madonna di Costantinopoli, a cui il popolo rendese è molto devoto e proprio nel nostro paesino si erge il Santuario della Madonna di Costantinopoli. Sono tantissimi i rendesi che vivono da tempo in Canada che vi partecipano, e coinvolgono anche le nuove generazioni ed è per questo importante che le associazioni siano protette e tutelate perché rappresentano un perno saldo per la conservazione dell’identità calabrese in Canada.
ITACA n. 25