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Per le tante Calabrie sparse nel mondo    

Calabria nel mondo
Gli ultimi dati Istat sui flussi migratori fotografano la realtà di una regione che lentamente si spopola, perde residenti e si spoglia del suo capitale umano. Dal 2005 al 2015 il saldo finale è di 70.756 presenze in meno. È come se Catanzaro o Lamezia Terme in un decennio si spopolassero. Il legame fra questa immensa comunità sparsa nel mondo e la terra di origine non è soltanto affettivo ma di volontà di partecipazione alla vita e al progresso della regione. Allora creiamo una grande rete delle Calabrie. Chi detiene le leve del potere abbandoni per sempre il rituale delle visite istituzionali, ma verifichi la concreta fattibilità di una missione speciale da affidare ai figli lontani

Giulia Veltri

Sono storie di distacco e di emancipazione, di nostalgia e riscossa: la Calabria s’illumina a tutte le latitudini del mondo, tanto è grande la comunità di coloro che da oltre un secolo hanno abbandonato la loro terra di origine per trovare affermazione in altri continenti.

Ogni volto segue un suo cammino: quando si parla di fenomeni migratori la prima immagine che rimbalza è quella tradizionale dei nostri avi che, in condizioni di estrema povertà, in una Calabria arretrata e lontana dal mondo, con nulla, veramente nulla in tasca, hanno scelto la via dell’emigrazione: verso le Americhe, verso le aree settentrionali dell’Europa e poi dell’Italia.

Si alternano le generazioni e le immagini mutano ma non nell’essenza. Gli ultimi dati Istat sui flussi migratori fotografano la realtà di una regione che lentamente si spopola, perde residenti e si spoglia del suo capitale umano. Una “grande fuga”. Negli ultimi dieci anni, infatti, dal 2005 al 2015 stando alla raccolta dati effettuata dall’istituto di statistica analizzando i cambi di residenza, la Calabria è la seconda regione italiana dopo la Campania a svuotarsi di abitanti.

Su una popolazione residente di 1.976.631 persone, il saldo finale fra partenze arrivi segna un calo di 70.756 presenze pari al 3.58% della popolazione totale. È come se, insomma, un grande centro urbano come Catanzaro o Lamezia Terme all’improvviso si spopolasse e diventasse deserto. Nulla sembra essere cambiato dall’immediato dopoguerra, quando la Calabria e il Meridione in generale sono stati toccati da imponenti flussi migratori.

Il dato, questa volta sì inedito e poco indagato, è il legame fra questa immensa comunità sparsa nel mondo e la loro terra di origine: in termini non solo affettivi ma di volontà di migliorare il luogo della propria infanzia, partecipare alla vita e al progresso della loro amatissima regione.

Molte di questa storie di emigrazione, infatti, si sono risolte in un destino di successo e di affermazione professionale e umana. Il carnet dei talenti che la Calabria ha perso è lungo e puntiforme: non esiste ambito lavorativo in cui il calabrese – a costo di grandi sacrifici, abnegazione, rinunce e resistenza – non sia riuscito a farsi largo. Il blasone della regione è alto ma finora non ha mai fatto scattare alcuna leva “restitutiva”. Restituzione nel senso più letterale del termine, ovvero riportare là dove tutto ha avuto inizio un po’ del proprio successo; contribuire ognuno con il suo pezzo di storia a migliorare le sorti del luogo della propria infanzia e dei legami familiari più autentici e veri.

Professionisti nel mondo finanziario e delle istituzioni, imprenditori, stelle dello spettacolo e dello sport, uomini e donne di lettere, studiosi e intellettuali: il capitale che la comunità calabrese nel mondo è disposto a mettere a servizio della propria regione non conosce muri e confini. Al contrario, è straordinario il sentimento di riconoscenza che anima questi calabresi indomiti e laboriosi. Eppure – questa la valutazione generale – fino ad oggi nessuna istituzione calabrese, nessun governo territoriale, nessuna forza politica – al di là di sacrosanti momenti di accoglienza e di incontro – è mai riuscita ad organizzare in maniera sistematica e produttiva questa enorme forza lavoro disposta a spendersi per la Calabria senza nulla a pretendere in cambio, anzi animata da uno straordinario sentimento di generosità e gratitudine.

È questo un tema con cui chi detiene le leve del potere, chi ha gli strumenti per incidere sulla vita della Calabria dovrebbe presto cimentarsi, per verificare la concreta fattibilità di una missione speciale da affidare ai figli lontani di questa terra. Esiste un petrolio che stagna nei suoi giacimenti e non è messo a frutto, apriamo questo straordinario vaso di Pandora dai contenuti ancora tutti da scoprire nella loro forza espansiva e mettiamolo a disposizione di un serio e strutturato percorso di crescita. Mettiamo in connessione esperienze, patrimoni, desideri d’intraprendenza e partecipazione attiva; creiamo una grande rete delle Calabrie, che restituisca a tutti – questa volta sì – l’orgoglio dell’appartenenza.
ITACA n. 33