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Questo paese ha dato un futuro ai nostri figli

Calabria nel mondo - Ieri/Oggi
C’è il diffuso timore che l’italianità che sinora hanno saputo mantenere nel Quebec i calabresi, i siciliani, i napoletani… possa presto sparire. “Non c’e’ più ricambio generazionale” dicono gli emigrati, “i nostri figli e nipoti ormai sono canadesi a tutti gli effetti e soltanto alcuni di noi fanno lo sforzo di insegnare loro l’italiano”

Franco Perdichizzi

Quando i messinesi di Boston mi dissero che a meno di mezza giornata di autostrada, a Montreal nel Quebec, in Canada, c’erano più calabresi che in Calabria non volevo crederci, ma l’occasione per realizzare altri reportage televisivi sulla comunità italiana all’estero era troppo forte e così presi il bus e sette ore dopo avevo attraversato la frontiera per giungere alla Métropole del Quebec, lì dove si parlano due lingue, il francese e l’inglese. Anzi no! di lingue se ne parlano tre perché se vai in giro per le strade di Montreal senti parlare ovunque l’italiano o meglio il dialetto calabrese o siciliano.

Grazie al presidente emerito della comunità messinese, Franco Mendolia, conosco Giovanna Giordano, presidente del Comites (Comitato Italiani all’estero), e così vengo catapultato in terra calabra. Sembra incredibile ma è proprio così, perché si respira più Calabria qui in Canada che nella stessa Calabria. I calabresi del Quebec e di Montreal in particolare sono riuniti in decine di associazioni che per la comunità calabrese organizzano eventi tutto l’anno. Così decido di saperne di più e con Giovanna Giordano raggiungo la sede dell’Associazione delle Famiglie Calabresi dove ad aspettarmi c’erano tanti calabrocanadesi ansiosi di conoscermi e soprattutto avere notizie di prima mano della Calabria e del Sud Italia nonostante sapessero benissimo che io sono messinese di Capo d’Orlando. Ma il desiderio di sapere da un cronista la verità del Sud Italia all’alba del terzo millennio era troppo forte per questi calabresi emigrati in Canada da più di quarant’anni. Così dico loro delle ambasce economiche, e non solo del Sud, e di quelle politiche che ci stanno facendo perdere credito all’estero. Non ci crederete, si sono così dispiaciuti che mi sono pentito di aver detto loro la verità e quando, poco dopo, il presidente del sodalizio, Settimio Mannarino che lasciò Aiello Calabro cinquant’anni fa, chiese all’amico Franco Guido di far partire il lettore DVD posizionato su un tavolo, ho capito il grande errore che avevo commesso.

Con le note di “Fratelli d’Italia” che echeggiavano nel salone dell’Associazione per accogliere gli ospiti, mi pentii di aver incrinato quell’immagine che portano da sempre nel cuore; da quando ragazzini lasciarono la loro terra. L’Italia dell’amicizia, del rispetto, della famiglia, dell’educazione e dello Stato. Qualcuno si chiederà a questo punto: ma se seguono la tv italiana; se leggono i giornali italiani, come mai non sono informati della trasformazione della loro Italia? Eh no, cari amici. Qui non è così. I nostri emigrati sono rimasti congelati agli anni ‘50, ’60 e ’70, quelli della loro partenza dall’Italia. Nel loro ricordo l’Italia è ancora quella e le notizie e le immagini che passano davanti ai loro occhi ogni giorno non contano. Ma se chiedi dov’è il loro futuro, nessun tentennamento. È qui in Canada “questa terra che ci ha accolto a braccia aperte e che ha dato un futuro ai nostri figli”. Che siano integrati più che mai lo dice anche Giovanna Giordano. “Ci sono tanti italiano-canadesi che ricoprono le cariche istituzionali più alte del Canada e in particolare del Quebec. Filomena Rotiroti, figlia di calabresi, per esempio, è deputata al parlamento, Pasquale Marzano, cuoco proveniente da Bianco è nel Consiglio direttivo della Società “Chef Cuisinere di Montreal”, Silvio De Rose, calabrese anche lui, è presidente del Centro Leonardo da Vinci e Giovanna avrebbe continuato ad elencare i calabro- canadesi importanti se non l’avessi interrotta e ricordato delle altre interviste che dovevo realizzare.
Non senza dispiacere lascio il club delle famiglie calabresi che in omaggio mi regalano una confettura di peperoncino calabrese “di quello piccante… viene da Pizzo ma non è come quello, qui la terra è eccezionale, ma manca il sole della Calabria” mi dice la signora Pina, naturalmente emigrata da Pizzo. Mentre li lascio per raggiungere la parte opposta della città dico fra me e me “C’e’ più Italia qui oltreoceano che in Italia”. Molti di loro sono tornati nella terra natia rare volte, anzi qualcuno manco una volta. Così il ricordo di quell’Italia che avevano lasciato è rimasto indelebile nelle loro menti. Un ricordo che parla di rispetto, educazione e lavoro come valori indiscussi.

Raggiungo la macelleria “Sila” e qui incontro i fratelli Cesare e Salvatore Martire, i proprietari. Che bell’incontro, anche perché Salvatore, che è anche presidente del Comitato della Madonna dell’Arco e che lasciò Mangone (Cosenza) da piccolo, prima di approdare a Montreal fece l’esperienza del ‘68 a Torino. Così, parla come un vero sindacalista e ci dice delle tante opportunità che gli imprenditori italiani della Calabria hanno perso nel non professionalizzare la loro esportazione verso il Quebec. Salvatore è molto più realista dei corregionali dell’Associazione della Famiglie, e così ci confessa del timore che l’italianità che sinora hanno saputo mantenere nel Quebec i calabresi, i siciliani, i napoletani… possa presto sparire. “Non c’e’ più ricambio generazionale, i nostri figli e nipoti ormai sono canadesi a tutti gli effetti e solo alcuni di noi fanno lo sforzo di insegnare loro l’italiano”.

Accanto ci sono Giovanna Giordano e Giovanni Rapanà, un pugliese consigliere comunale a Monteral e componente del Consiglio Generale degli Italiani all’estero, un importante incarico che lo coinvolge circa le strategie da mettere in campo per aiutare i connazionali fuori dall’Italia. All’unisono ci dicono delle paure di questi giorni. C’è il rischio che in Canada ma anche nelle altre parti del mondo, non giungano più i fondi per organizzare i corsi di italiano per i figli dei connazionali all’estero. La crisi economica ha indotto il Governo Berlusconi a grandi tagli. “Cosa resterà dell’Italia all’estero – dice Giovanni Rapanà – se nessuno un giorno parlerà più italiano?”. Un problema enorme che assieme a quello del ricambio generazionale potrà far scomparire dalla mappa demografica del Canada la radice italiana nonostante decenni prima milioni di Italiani abbiano contribuito a costruire questo paese. Dopo una pausa nei flussi emigratori durata dagli anni ’70 alla fine del secolo scorso, in Canada e soprattutto nel Quebec si registra ora una nuova emigrazione. È quella delle intelligenze, dei cervelli che fuggono dall’Italia. Sono tutti giovani, laureati, conoscono le lingue e contrariamente ai loro predecessori, hanno bene in mente i traguardi da raggiungere. Arrivano nel Quebec con un visto turistico e con l’intento prioritario di farsi un’idea di cosa offra questa terra. Magari lavorano come camerieri in un bar, in un ristorante, opportunità questa che non ti serve solo per campare e perfezionare le lingue, ma anche per carpire a volo le occasioni “buone” di lavoro.

Poi ecco l’opportunità… e il visto turistico si trasforma in permesso di lavoro che consente di stabilirsi in Canada e cominciare l’avventura professionale. Ma non pensate che questi giovani italiani del terzo millennio si fermino qui… continueranno a guardarsi attorno per capitalizzare studio, cultura, sacrifici, magari con un altro lavoro ed un altro ancora che li soddisfi pienamente. “Nessuna nostalgia verso l’Italia, ci dice Daniel Morcadai, giunto dal Nord Italia da più di un anno e che qui dirige il comparto dell’esportazione verso l’Europa di una grossa azienda. Ho modo di parlare e vedere i miei quando voglio grazie ad Internet e poi il Canada, gli Usa, il Sud Africa, i confini del lavoro non hanno barriere”.

Ma chi è dispiaciuta della fuga di cervelli dall’Italia, è Giovanna Giordano: “Peccato che le nostre migliori menti devono fuggire dall’Italia. Qui li accolgono a braccia aperte”.

Le giornate volano veloci e il viaggio si avvia alla conclusione. Giovanna pensa bene di chiudere la “missione” brindando ai reportage che avrei realizzato. Così tutti al ristorante da Pasquale Marzano dove la moglie Agata, che sa che io sono messinese e quindi dirimpettaio perché lei proviene da Bianco come il marito, mi dice “ora ti faccio un’insalata di pomodori con il peperoncino e vedrai che ti sembrerà di essere in Sicilia”. E proprio l’insalata con il peperoncino è uno dei piatti preferiti dai clienti canadesi del ristorante Marzano che fanno la fila per avere un posto a tavola. Il giorno dopo sono già sulle rive dello Stretto di Messina e guardo al di là…la Calabria. Intravedo o meglio credo di vedere Pentedattilo, lo storico borgo medievale di cui mi ha parlato Giovanna Giordano che è emigrata proprio da lì, e prometto a me stesso di andarci prima possibile per raccontare a coloro che sono rimasti lì di questi calabresi che non hanno mai dimenticato le loro radici. Non ci crederete… pochi giorni fa sono stato lì ed ho mantenuto la promessa.
ITACA n. 14