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Storia di un ragazzo che intagliava di nascosto il legno

Calabria nel mondo - Storie

Antonio Caruso, artista a tutto campo, è partito da Serra San Bruno ed ora si è fermato in Canada. La sua parabola può essere presa ad esempio di come evolve il fenomeno dell’emigrazione nel nostro tempo. Volendo trovare una definizione pertinente, potremmo dire che Caruso è un “calabrese all’estero”

Antonio Minasi

Sicuramente un bel riconoscimento per un artista, e per di più in terra straniera, veder riprodotta l’immagine di una propria opera in 24 milioni di esemplari. No, non è un refuso di stampa, il “Bambino Gesù”, scolpito nel legno di tiglio da Antonio Caruso, nello scorso Natale, è entrato sommessamente in milioni di case, presumibilmente di tutto il mondo, perché Canada Post, le Poste Canadesi, l’hanno proposto sul francobollo natalizio.

Più che emigrante, si potrebbe definire Caruso un “pendolare dell’arte” perché poter realizzare ed esprimere la sua vocazione lo ha portato in giro per il mondo. Una vocazione, fra l’altro, proiettata in più direzioni: scultura, pittura, incisione, affresco e quando tutte le strade sono state percorse, ne ha aperte di nuove inventando variazioni sul tema, come la “frescografia”, accolta da subito con grandi consensi.

Ma come nasce un artista? Qual è il momento in cui si accende la “luce”? È difficile stabilirlo, ma certamente per il giovane Antonio quella sua passione di recarsi allo stagno tra i boschi di Serra San Bruno dove è nato, per osservare i bufali che si abbeveravano e ritrarli incidendo sul legno con un coltellino affilato nascosto ai genitori, lì probabilmente scoccò la scintilla.

Certamente quando il talento c’è, un qualunque pretesto serve a manifestarlo. E comunque occorre ricordare che l’ambiente quotidiano di Antonio Caruso era quello splendido melieu delle Chiese di Serra: porte, fregi, altari, cappelle, affreschi, statue lignee… Un patrimonio prezioso nato dall’incontro fra maestranze giunte, in varie epoche, da lontani paesi e i “maestri” locali, per nulla gelosi, ma anzi spronati dal confronto.

Non a caso Caruso ricorda con commozione che a guidare i suoi primi passi furono gli artisti serresi; soprattutto il maestro Tripodi, il professor Gian Maria Pisani. Poi, fatalmente, sorge l’esigenza di volgere lo sguardo verso altre esperienze. La strada obbligata porta al Nord: l’Accademia “Carrara” di Bergamo, l’Accademia di Belle Arti di Brera. L’orizzonte si allarga ancora con le collaborazioni, dal 1976 al 1987, alla rivista internazionale d’arte Diplomatic Bag, diretta Ghitta Hussar, che pubblicando molte delle sue opere gli consente di partecipare a mostre internazionali a Lisbona, Parigi, Bruxelles, Ginevra, Madrid. La sua ascesa internazionale, in realtà, coincide con l’arrivo per la prima volta in Canada, nel 1982. Espone al Museum for Indian Art di Thunder Bay, dove per il successo ottenuto gli è conferita un’importante onorificenza dal Comune della città e gli viene offerta l’opportunità d’esporre in grandi città del Nord America. Riceve molti riconoscimenti per l’originalità delle sue opere che sono sempre più richieste e nel 1995, dopo molti viaggi in Canada, vi si trasferisce definitivamente con la famiglia.

Oltre agli affreschi – la sua tecnica è particolarmente apprezzata – la notorietà di Caruso è dovuta anche alle sculture che realizza spaziando nell’uso dei materiali più diversi: legno, marmo, bronzo, pietra arenaria. Un artista poliedrico che nel plasmare la materia, pone particolare attenzione al linguaggio comunicativo dell’opera.

Un profondo senso di religiosità s’intuisce nelle opere d’arte sacra. Molte delle comunità calabresi all’estero, si rivolgono a lui per avere la scultura lignea del proprio Santo Patrono. Ed in questo senso l’artista serrese merita anche il titolo di “testimone” della devozione calabrese nel mondo.

Delle sue tantissime opere, una gli è particolarmente cara. Si trova nel parco della “Città dei Ragazzi” a Roma e raffigura Mons.Carrol-Abbing, fondatore della Città con i suoi ragazzi. “I ragazzi rappresentati nella scultura appartengono – dice Caruso – ai miei ricordi d’infanzia, ai compagni di scuola in Collegio e ai giovani amici di Serra. La mia infanzia è stata toccata dalla spiritualità di San Bruno e sono cresciuto con il ricordo di quanto di più bello hanno fatto i grandi maestri serresi”.

Di quell’opera, Caruso, all’inizio dello scorso mese, ha voluto donare il calco al Comune di Serra San Bruno. “Un atto d’immenso valore – ha affermato Bruno Censore, consigliere regionale – che simboleggia una storia d’emigrazione e di attaccamento al luogo di nascita”.

ITACA n. 6