Politiche nuove per
emigrazione e internazionalizzazione

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Giovani di seconda e terza generazione, discendenti da emigrati calabresi all’estero, hanno partecipato, con grande entusiasmo, in Calabria, ai corsi di lingua italiana, storia e cultura regionale.
Identità culturale e memoria delle origini. Intorno a questo tema si sono svolti, negli ultimi anni, i corsi di studio dei giovani di origine calabrese.
È stata questa l’iniziativa più significativa che la Regione Calabria ha intrapreso a favore delle proprie comunità residenti all’estero. Un esperimento che ha bisogno di essere incoraggiato perché possa ripetersi stabilmente con caratteristiche di partecipazione la più larga possibile e con una durata temporale di ciascun corso più estesa rispetto alle attuali due settimane.
Puntare sui giovani è sicuramente la scelta più efficace. L’emigrazione più antica, quella che è partita dalla Calabria, è destinata a esaurirsi e se le nuove generazioni non raccolgono l’eredità di memoria e attaccamento dei padri alle proprie radici, si spegnerà definitivamente quel sentimento di appartenenza che è base essenziale per qualsiasi altro discorso. Sotto questo profilo, la partecipazione entusiastica dei giovani finora registrata, è rassicurante.
Ecco cosa essi scrivono, prima nel chiedere l’ammissione al corso o dopo averlo effettuato.

«Il mio nome è Maria Teresa Caruso Florio e ho 19 anni. Appartengo alla terza generazione di emigrati in Venezuela. Studio comunicazione presso l’Universidad Católica Andrés Bello a Caracas, e sono interessata a saperne di più sulla cultura e la lingua della Calabria.
«Oltre ad essere intelligente, estroversa e carismatica, ho le competenze per creare storie, scrivere progetti che producono un benessere socio culturale.
«Per questo motivo vorrei andare in Calabria per intraprendere un progetto audiovisivo che potrebbe promuovere la cultura calabresa e anche il turismo, quindi: quale la migliore occasione per imparare tutto su questa bella terra che altrettanto appartiene ai miei nonni…».

Le altre testimonianze su ITACA n. 43