NASCITA DI UNA CITTÀ
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MEGLIO SE CAMBIA LA GEOGRAFIA

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Rossano

Il processo di fusione di due o più comuni contigui è disciplinato dagli articoli 15 e 16 del “Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali”. Il riferimento è agli articoli 117 e 133 della Costituzione e dispongono che spetta soltanto alle Regioni modificare le circoscrizioni territoriali dei Comuni e istituirne nuovi mediante la fusione.

L’obbligo per il legislatore regionale è quello di “sentire le popolazioni interessate” sull’ipotesi di modifica territoriale, mediante lo strumento del referendum consultivo. La Legge n.56/2014 di riforma degli enti locali (riforma Del Rio) ha accelerato in modo rilevante la fusione tra enti di piccole dimensioni, anche con specifiche forme di contribuzione rese ancora più appetibili dalla La legge di bilancio 2017.

A battere sul tempo Corigliano Rossano è stata la nascita, all’inizio dello scorso maggio, di Casali del Manco, nuova cittadina ai confini della Sila cosentina, che ha raggruppato i comuni di Casole Bruzio, Pedace, Serra Pedace, Spezzano Piccolo e Trenta con una popolazione complessiva di circa undicimila abitanti.

Dalla fusione realizzata arriveranno vantaggi economici consistenti: uno stanziamento di fondi aggiuntivi di un milione e 600mila euro per dieci anni, vale a dire il 50% in più della somma dei contributi ricevuti dai singoli municipi. Altre economie deriveranno da minori esborsi relativi alle singole amministrazioni, a cominciare dal ridimensionamento di cinque amministrazioni in una. Per non dire, infine, dell’accresciuto peso istituzionale nei confronti degli enti sovracomunali.

Uno studio del sociologo Claudio Cavaliere – Quanto ci costa la frammentazione. Fusione dei comuni: quali vantaggi? – ha spiegato, con dati empirici, che “la gestione dei piccoli comuni costa ai cittadini tre volte la media dei comuni calabresi e che, in sostanza, i comuni sotto dimensionati assorbono risorse per esercitare una funzione debole, unendo inefficienza a inefficacia. E’ dunque giunto il tempo che la Regione s’interroghi su un problema così importante per un territorio che può vantare una percentuale di piccoli comuni di nove punti superiore alla media nazionale e chiamati a gestire il 67% della superficie regionale”.

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