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NASCITA DI UNA CITTÀ
CORIGLIANO ROSSANO

In primo piano

Corigliano Calabro, ph Gaetano Gianzi

Antonio Minasi

Ventidue ottobre 2017, data memorabile. Lombardia e Veneto decidono d’andarsene per proprio conto. Hanno ragione, Calabria e consorelle del Sud sono un peso troppo grande da trainare. Giornali e televisioni ne hanno parlato più che a sufficienza.

Nel silenzio, invece, una notizia, piccola per i grandi media, ma di grandissimo significato per questa negletta Calabria, ultima, ahimè, ma qualche volta penultima – consoliamoci – in tutte le classifiche dell’Istat.

Contraddicendo le nostre storiche tradizioni di contrapposizione ed egoismo campanilistico, due città, Rossano e Corigliano Calabro hanno deciso di mettersi insieme, l’hanno deciso i rispettivi cittadini con il referendum svoltosi il 22 ottobre.

Mentre al Nord ci si vuol separare, in Calabria ci si unisce. Nasce così Corigliano Rossano, una città di 77.000 abitanti, conquistando il terzo posto dopo Reggio e Catanzaro, nella classifica per popolazione dei Comuni calabresi.

Un esito non facile perché non sono mancate le resistenze, i tentativi di interpretare la legge istitutiva in senso restrittivo, insomma i soliti bastoni fra le ruote di coloro che difendono lo status quo temendo magari di mettere a rischio quella fetta di potere di cui sono detentori.

Sentiremo dire che questa nuova realtà nasce soprattutto dal risentimento verso la “odiata” Cosenza che da sempre avrebbe tenuto la Sibaritide, già periferica geograficamente, pure ai margini del riconoscimento politico e istituzionale.

Anche se così fosse, sarebbe gravissimo errore, sbrigativamente considerare la nascita della nuova città come l’ennesimo episodio di una ripicca di campanile.

Corigliano Rossano nasce nella legalità e con il pacifico consenso delle popolazioni locali.

È stato Giuseppe Graziano, Segretario questore del Consiglio regionale fino all’altro ieri, a presentare la Proposta di Legge Regionale per l’istituzione del nuovo comune e a seguirne l’iter con perseveranza e abnegazione. E poi, consenso e deliberazioni dei Consigli comunali delle due città hanno condotto, non senza iniziali scetticismi e tormentati stop and go, all’esito odierno.

Un esempio da seguire questo di Corigliano Rossano, non certo nella direzione di una fasulla gara di scalate in classifica, ma nella persuasione che aggregarsi, unirsi, significa poter conseguire esiti istituzionali, politici, organizzativi, culturali di più alto significato che non la corsa solitaria.

La Calabria ha bisogno di ciò perché le numerose realtà comunali che contano poche centinaia di abitanti saranno destinate a dissolversi se non realizzeranno alleanze e collaborazioni fra loro, con tutti i benefici che ne deriveranno. Basta pensare alle economie di scala che libereranno nuove risorse da impiegare nei territori.

“L’attuale articolazione delle amministrazioni comunali in Calabria – segnata dalla presenza di 409 comuni, di cui più della metà con meno di 3000 abitanti – non è pienamente idonea ad affrontare le sfide di una necessaria modernizzazione orientata alla riqualificazione dei servizi resi ai cittadini, alla razionalizzazione dei costi, alla riduzione dei rischi d’infiltrazione criminale e al contrasto alle pratiche corruttive”. Lo afferma Antonio Viscomi, vicepresidente della Giunta Regionale. E aggiunge: “In questo contesto, la Giunta reputa che la doverosa tutela delle comunità locali – patrimonio essenziale sul piano culturale e identitario, ma anche funzionale alla coesione sociale – possa e debba essere meglio assicurata da una necessaria ridefinizione dell’assetto delle amministrazioni locali”.

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