Ridiamo voce all’opera del Mormanno

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S.Maria della Pace

Di Chiese a Roma ce ne sono tantissime e a voler fare di esse una graduatoria per bellezza architettonica e interesse storico ci sarebbe da smarrirsi.
Santa Maria della Pace, a due passi di Piazza Navona, potrebbe conquistare nel “catalogo” una posizione fra le prime potendo vantare, fra esterni e interni, le “firme” fra le più prestigiose tra Cinque e Seicento: Bramante (famosissimo il suo Chiostro), Maderno, Antonio da Sangallo il Giovane, Baldassarre Peruzzi, Pietro da Cortona (la facciata con pronao semicircolare costituisce il suo capolavoro architettonico e uno dei massimi risultati dell’architettura barocca romana), Raffaello Sanzio (Sibille e Angeli nella Cappella Chigi).

Ma perché parliamo di Santa Maria della Pace? Perché in questa Chiesa c’è un unicum di straordinaria importanza. È l’organo a canne, oggi muto, il più antico di Roma e tra i più antichi del mondo.
A costruirlo è stato nel 1506 Giovanni Donadio detto il Mormanno (o Mormando),  nato appunto a Mormanno (Cosenza) nella seconda metà del XV secolo. Sono scarse le notizie e i documenti sull’arte di costruire organi nel Regno di Napoli in epoca rinascimentale ma sappiamo, tuttavia, che Donadio svolse il ruolo particolare di caposcuola. Una personalità di spicco a cui fecero riferimento numerosi artisti di area napoletana come Giovan Francesco Di Palma (che nel 1526 sposò la figlia di Donadio, Diana, e fu perciò detto anch’egli Mormanno).
L’attività, inoltre, di architetto di Donadio è documentata nell’atto di concessione della cittadinanza napoletana conferitagli nel 1513 dopo trenta anni di permanenza nella città: “propter suas singulares virtutes et excellentiam quam habet in arte exercitio et ministerio conficiendi organos et architecturae constructiones”.
Mormanno si spense a Napoli nel 1530.

Musicisti e appassionati romani da tempo si battono perché dopo 400 anni sia ridata voce all’organo più antico di Roma e terzo, pare, più antico del mondo dopo quelli, quattrocenteschi, sopravvissuti della Chiesa di Notre Dame de Valére a Sion in Svizzera e quello di Lorenzo da Prato in S. Petronio, a Bologna.
Riportare l’organo di Donadio alla vita liturgica e musicale è impresa di grande impegno economico. Una ipotesi di massima, stima intorno agli 80-100mila euro il costo del ripristino.

La speranza, a detta degli esperti, è che possa esserci la sponsorizzazione generosa da parte di società, istituzioni pubbliche, fondazioni, Associazione dei calabresi a Roma, sul richiamo dell’appartenenza regionale del più grande architetto meridionale del Rinascimento italiano e del lustro arrecato al mecenate – o ai mecenati – da una così importante Chiesa del centro storico della Capitale d’Italia.
Chi si farà avanti? La Regione Calabria, le Fondazioni esistenti in regione, uno o più imprenditori di dimensioni internazionali (e in Calabria ce ne sono, eccome!), un istituto di credito, il Comune di Mormanno? Tutti insieme questi soggetti per una volta protagonisti, ciascuno con il suo piccolo o grande contributo, a realizzare un traguardo unitario di grande visibilità della Calabria?

ITACA n. 41