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FRANCO AZZINARI

Mondo Calabria - Incontri
“Dalla tela emana”, scrisse Federico Fellini, “un non so che, odore di ginestre, di gelsomino o di grano alto, biondo, maturo, pervaso di tiepide atmosfere”.
È partito giovanissimo da S. Demetrio Corone e ha girato mezzo mondo. Poi un giorno a Cuba si è fermato per poter ritrarre a più riprese il volto di un soggetto speciale, diventato in fretta un “vecchio amico”, lo scrittore Gabriel Garcia Marquez

Pino Nano

Nessuno potrebbe mai immaginarlo, ma nel cuore più antico dell’Avana troviamo colori di Calabria un po’ dappertutto. Sono le tele dipinte da un artista calabrese famoso, che qui a Cuba da anni è di casa, e la cosa che più colpisce è che da anni qui tutti lo considerino figlio adottivo dell’isola caraibica.

Lui si chiama Franco Azzinari, viene da molto lontano, le sue origini calabresi ci riportano a San Demetrio Corone, in uno dei paesini più piccoli e più poveri della Sibaritide, in provincia di Cosenza, da dove appena ragazzo poi lui è partito ramingo in giro per il mondo. Naturalmente senza mai sapere prima dove andare e soprattutto senza mai sapere prima cosa dover o poter fare.

Tutti sapevano a San Demetrio della sua voglia di crescere altrove, di essere pronto a vivere nuove esperienze, di voler sfidare il destino a tutti i costi, e tutti sapevano che la cosa che più sognava di fare era quella di girare e di girovagare per terre lontane.

Ma la cosa che soprattutto gli piaceva di più era il dipingere, e la cosa che più lo eccitava era dipingere per strada, tipico allora dei famosi bohémien francesi che con la pittura on the road avevano conquistato il cuore di milioni di persone in ogni parte del mondo. Così e stato per lui. Franco Azzinari lascia dunque la Calabria ancora giovanissimo.

Aveva meno di sedici anni quando saluta tutti e tenta l’avventura del viaggio senza meta. E al confine con la Francia vive la sua prima disavventura: la gendarmeria francese lo blocca alla frontiera, ma il ragazzo calabrese non sa neanche che per lasciare il proprio Paese serve avere un passaporto. Lo rimandano indietro senza trattenerlo, ma è solo l’inizio per lui di una straordinaria avventura per i luoghi più lontani della terra.

Franco si tuffa allora nel vortice del tempo, si porta appresso solo una vecchia valigia di cartone in spalla, e poi prende un treno dopo l’altro, una corriera dopo l’altra, un piroscafo dopo l’altro, si adatta alla menopeggio sui carri bestiame che attraversano la vecchia Russia, soffre il gelo siberiano e per riscoprire i sapori del Mediterraneo scappa in Florida a godersi il sole americano, prima in giro per l’Europa, poi neanche l’Europa gli basta più, e allora tenta la grande avventura latinoamericana.

Sulla nave che per la prima volta lo porta in America vende tutte le tele che riesce a dipingere a bordo. Sono tele ricche di colori, il giallo, il rosso, il turchese, il verde, il blu, dio solo sa quanta luce c’è in questi suoi quadri, che col passare degli anni faranno di lui un neorealista importante, perché ai ricchi passeggeri di queste navi questi colori raccontano come d’incanto una natura primordiale che non è più facile riscoprire nei loro paesi di provenienza.

Lo chiamano allora, proprio per questo, “il pittore del vento”, capace di far sognare chiunque si fermi a guardare questi puzzle colorati di natura ancora incontaminata e vergine. E la Calabria, con il suo mare e i suoi sterminati campi di grano, diventa una terra da sognare e da vedere.

Azzinari lo racconta candidamente, i suoi quadri narrano la storia della sua terra natale, e spiega agli amici stranieri che qui a Cuba condividono con lui la magìa di queste spiagge e di questi paradisi naturali che la Calabria è una terra lontana, ai margini del pianeta, soffocata dal sole e dalla miseria più nera, ma piena di agavi e di campi di papaveri. Di margherite bianche e di ginestre bellissime. Capolavori su capolavori, mediati questa volta dall’estro dell’artista che usa i colori a olio con una disinvoltura senza paragoni. Ai più nostalgici il grande artista calabrese racconta dei tramonti della sua costa e della bellezza insuperabile e incantata dello Ionio, è il mare di casa sua, e intanto continua a dipingere giorno e notte, fino allo stremo, ma solo in questo modo riesce a mettere i soldi da parte per l’avventura successiva.

È un apolide per cultura e per scelta esistenziale. Prima il Canada, poi gli Stati Uniti, da qui scende in Messico, e dopo il Messico finisce chissà come nella lontanissima Patagonia, per risalire poi l’intera costa dell’America Latina, Brasile, Argentina, Uruguay, una conquista dopo l’altra, un paese dopo l’altro, una città dopo l’altra. Senza mai fermarsi, forse per paura di restarci per sempre. E mentre gli anni passano, la gente s’innamora della Calabria proprio grazie alle sue tele, che diventano nei fatti il primo vero grande manifesto vivente di una regione così lontana da tutto, a migliaia di chilometri oltreoceano. Di questo suo lungo ed estenuante peregrinare ne parla quasi con timidezza.

È come se non volesse far pesare questa sua condizione d’infaticabile globetrotter per i cinque continenti, anche se poi, magari in cuor suo, ha anche capito che i più lo invidiano proprio per questa sua filosofia di vita segnata da incontri con gente sempre diversa e da capitali straniere sempre nuove da conquistare.

Oggi, all’età di sessant’anni, questo straordinario figlio di Calabria sembra volersi finalmente fermare. Almeno così ci confida, seduto al tavolino di uno dei ritrovi più famosi di Varadero, così come nella confusione umida della capitale cubana Franco Azzinari si lascia andare ad una delle confidenze più riservate della sua vita di artista.

E lo fa quando accenna al suo incontro con Gabriel Garcia Marquez, proprio lui, il Premio Nobel per la letteratura, lo scrittore che con i suoi romanzi ha emozionato e incantato intere generazioni, e che per mesi ha condiviso con lui momenti intimi e personali che nessuno forse potrà mai davvero raccontare fino in fondo. Qui a Cuba tutti lo sanno, Franco Azzinari è diventato per tutti il ritrattista italiano, personale e fidatissimo, di Marquez. È l’unico pittore al mondo che sia riuscito a violare sul serio il grande silenzio calato in questi anni attorno alla vita dello scrittore, soprattutto dopo l’annuncio ufficiale della sua malattia. Ma Gabriel Garcia Marquez, racconta Azzinari, non parla mai del “suo” male, lo teme, sta facendo di tutto per sconfiggerlo, ma come tutti quelli che si ammalano di cancro lo esorcizza non parlandone o parlandone solo in alcuni rarissimi frammenti della sua esistenza.

«Il vecchio Gabriel è stanco delle tante terapie alle quali lo sottopongono i medici cubani» dice ancora Azzinari, «ma lui vive questa sua condizione di ammalato con una lucidità e soprattutto con una serenità quasi invidiabili».

Ma forse proprio per questo alla fine il grande romanziere si è convinto di accettare la provocazione del suo amico italiano, quella di sedersi per ore, ogni giorno, su una poltrona nel giardino di casa, e accettare che Franco potesse dipingere il suo volto in tutte le maniere possibili e immaginabili.

Cosi sarà per giorni, per settimane, per mesi, e alla fine ne è venuta fuori una rassegna stupenda di ritratti che raccontano, meglio di qualunque altra cosa al mondo, la tristezza infinita dell’ ”inventore” di Macondo. S’intuisce che tra i due è nata un’intesa senza pari. «Siamo uomini del sud, sia io che lui» dice Azzinari, «e sia io che lui abbiamo capito che c’è un momento nella vita in cui non puoi più correre, un momento in cui devi rallentare il passo, e devi convincerti che il tempo è passato anche per te. E allora il vecchio Gabriel si è fatto ritrarre da me con tanta pazienza, aspettando ogni mattina che io arrivassi a casa sua e prendessi confidenza con i colori giusti e, ritratto dopo ritratto, il grande Marquez si è reso conto che il suo amico pittore italiano lo aveva alla fine dipinto cosi bene da poter autorizzare, lui il mitico Marquez, che le sue tele potessero diventare oggetto di una rassegna internazionale » . Così e stato.

Per Franco Azzinari, come d’incanto si apre allora il palazzo dove oggi vive Fidel Castro, si spalancano le grandi gallerie dell’America latina, e per i grandi giornali latinoamericani Franco Azzinari diventa il “ritrattista italiano di Marquez”. Alla inaugurazione della mostra all’Avana è presente il ghota della politica e dell’alta società cubana, ci sono i rappresentanti diplomatici di mezzo mondo, c’è anche tanta poverissima gente che ama Marquez da una vita, insomma un successo senza precedenti per un artista italiano di cui parleranno per giorni i grandi sistemi televisivi del nord America. La rassegna che a Cuba attira ancora oggi migliaia di visitatori, domani si sposterà a Boston, poi a Chicago, poi ancora a New York, per un lungo viaggio che Franco Azzinari farà di nuovo in giro per gli States. Poi sarà la volta dell’Europa.

Come dire? Ancora una volta “on the road”, alla Jack Kerouac, in giro per il mondo, quartiere dopo quartiere, periferia dopo periferia, contrada dopo contrada, alla ricerca di nuove emozioni e di nuovi personaggi da ritrarre. Il prossimo? Franco Azzinari torna a sorridere, poi candidamente alla sua maniera disarmante risponde: «Il prossimo sarà Fidel Castro, il mio amico Fidel ». E la mostra, come questa dedicata a Gabriel Garcia Marquez, farà di nuovo il giro del mondo, e avrà come tema “I mille volti di Fidel”.

In alto, al centro di ogni tela, ci sarà lui, il leader Maximo Fidel e la magîa intrigante del suo sigaro cubano e del suo basco verde, in basso a sinistra invece di ogni ritratto la firma di questo figlio illustre di Calabria, Franco Azzinari. Semplicemente, Franco Azzinari.
ITACA n. 17