La mia vita e l’olocausto
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FRANCO AZZINARI
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IL PELLEGRINAGGIO A POLSI

Mondo Calabria - Ieri/Oggi

È molto forte il legame tra le popolazioni aspromontane e questo luogo, quasi come tra i musulmani e la Mecca: almeno una volta nella propria vita è un obbligo recarvisi! Ormai da tempi remoti, dalla Calabria e dalla Sicilia, giungono numerose carovane di devoti. Alle cavalcature di una volta si sono oggi sostituite automobili o camions rusticamente attrezzati con panche nei cassoni. Ogni paese compie il pellegrinaggio in carovana secondo un preciso calendario che da giugno ai primi di novembre regola in parte l’afflusso dei fedeli. Tuttavia tra il 30 agosto e il 2 settembre, quando ricorre la festa, si arriva anche a 50.000 presenze trasformando l’anfiteatro naturale in cui è posto il Santuario in un enorme calderone di grida, canti, balli, odori, gesti, colori. Tutto ciò trasporta il visitatore in un’atmosfera da rito primordiale. Lungo il torrente, infatti, fino a pochi anni fa, venivano uccise centinaia di capre il cui sangue tingeva di rosso l’acqua. Ed in un luogo dove mancava l’energia elettrica macellare sul posto le bestie era l’unico sistema per offrire carne fresca ai pellegrini. Ora l’energia elettrica è giunta a Polsi e la carne viene conservata nei frigo. Enormi fuochi vengono accesi e poi sulla brace, con paziente maestria, si cuociono chili e chili di carne. Il pranzo pantagruelico è uno dei riti del pellegrinaggio a Polsi; prosegue per l’intero pomeriggio in un susseguirsi di pietanze come per sconfiggere una fame atavica. Al pranzo si accompagnano balli, al suono di organetto e tamburello, e i danzatori partecipano con intensità e trasporto. Spesso, quando il ritmo della tarantella diviene più frenetico, anche i suonatori sembrano cadere in trance, mentre ai  suoni pagani si mescolano quelli sacri della recita del Rosario e delle antiche litanie intonate dalle donne.

Fino a qualche decennio fa Polsi era raggiungibile solo attraverso sentieri e mulattiere. Ma questo per i pellegrini non costituiva un ostacolo, avvezzi, come tutti i calabresi, a camminare. Ed il cammino stesso era un preludio alla festa che si sarebbe celebrata a Polsi. A mano a mano che i diversi sentieri confluivano nel vallone della Madonna aumentavano gli incontri fra i pellegrini provenienti dai vari paesi, con piccole botteghe dove bere qualcosa (i putichej) e con una “rota” di ballerini impegnati in tarantelle cariche di simboli. Splendide le pagine di Corrado Alvaro, Francesco Perri, Mario La Cava, Fortunato Seminara ed altri scrittori dove quest’umanità in festa viene descritta.
A partire dagli anni ’40 i Rettori del Santuario, il Comune di San Luca, la Provincia di Reggio Calabria, l’A.Fo.R. (Azienda Foreste Regionali) hanno cercato di realizzare una viabilità più agevole per le auto. Tuttavia gli interventi episodici e disorganici, le difficoltà opposte da un territorio in forte dissesto idrogeologico, fanno sì che raggiungere Polsi in auto costituisca un viaggio difficile e pericoloso.
Sono ancora numerosi però i fedeli che ritrovano ancora oggi l’intima essenza del pellegrinaggio  recandosi a Polsi a piedi, meglio se in carovana.

ITACA n.10