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Perchè l’arbëreshë non si estingua

Mondo Calabria - Ieri/Oggi
“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”, così è scritto nella Costituzione italiana, ma non sembra finora valere almeno per quanto riguarda la minoranza arbëreshë. Le popolazioni interessate, risolta la frammentarietà del passato, si preparano ora, con le loro Associazioni, a una battaglia su molti fronti

Maria Frega
Nel mondo esistono oltre settemila lingue diverse. Di queste, quasi la metà è a rischio estinzione: ogni anno almeno 40 idiomi minori spariscono. Proprio come accade al patrimonio faunistico e naturale, l’impoverimento culturale è una minaccia concreta. Qualcuno attribuisce la responsabilità alla globalizzazione, ma se puntiamo il focus sul nostro Paese, e sul Meridione in particolare, c’è da fare i conti soprattutto con la crisi economica e del mercato del lavoro.

Meno residenti, più spopolamento, soprattutto nei piccoli centri. Accade soprattutto nei paesi dell’Arberia, il microcosmo di località nelle quali il bilinguismo italoarbëreshë resiste da oltre cinque secoli. Nei decenni passati, numerosi tentativi di tutela del patrimonio linguistico e delle tradizioni di origine albanese sono stati compiuti: corsi nelle scuola dell’obbligo, iniziative editoriali, festival, percorsi turistici. Piccole, anche se significative, azioni di resistenza che non sempre hanno dato risultati efficaci. La mancata attuazione dell’art.6 della Costituzione Italiana (“La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”) è praticamente rimasta sulla carta per quelle realtà calabresi e siciliane, monche di un’alleanza geografica con la Madre Patria d’origine, l’Albania. Altre minoranze linguistiche italiane, invece, hanno saputo allacciare rapporti, pure economici, con i “parlanti” la stessa lingua all’estero. Com’è accaduto per gli sloveni del Friuli, i sud-tirolesi legati all’Austria, i francofoni piemontesi e aostani.

In Calabria, tuttavia, ultimamente si è aperto uno spazio di autocritica e, conseguentemente, di rilancio di nuove proposte concrete. L’esempio più recente, ma soprattutto più significativo, è la costituzione di un organismo che riunisce le associazioni italo-albanesi già esistenti. Si tratta della FAA, Federazione Associazioni Arbëreshë, che si propone di non interferire con le realtà già operative, bensì di rappresentarle, coordinarle, mantenendone l’identità e le specializzazioni.

Una super-associazione per superare la frammentarietà ed essere più forti, insomma. La FAA è composta da un membro per ognuna delle sedici associazioni; altre dovrebbero presto aggiungersi, fino a completare la “squadra” di quaranta componenti. “Ogni testa, un voto”, assicura il presidente della FAA, Damiano Guagliardi, che presiede un comitato esecutivo con altri nove rappresentanti. Guagliardi, che vive a San Demetrio Corone, è stato più volte assessore regionale ed è un esperto conoscitore delle tematiche culturali minoritarie, impegnato con passione e anche con la professionalità del sociologo. L’ultima sua pubblicazione, Arbëreshë. Pensando la diversità, edita da Ferrari, è una raccolta di scritti che dal 1976 costituiscono oggi un diario della realtà “altra” dell’Arberia e mostrano come i principi vitali e dinamici sono ancora forti, perché inestinguibili, almeno finché ci sarà una comunità che pensa, parla, vive e sogna in quella lingua. Una nuova ripartenza, dunque. E certamente non sottotono. “L’obiettivo più importante che ci proponiamo – ha spiegato Guagliardi – è il riconoscimento da parte dell’Unesco della nostra lingua minoritaria come patrimonio mondiale.

È un percorso complesso e non breve, ma ogni nostra azione sarà strutturata per essere definitiva e recuperare il troppo lavoro perso nei decenni trascorsi”. In concreto: “Chiediamo di modificare la Legge Regionale 15/2003, quella a tutela delle minoranze linguistiche; speriamo di creare istituti per conservare le nostre ricchezze culturali, come un archivio sonoro, poiché si tratta di un idioma basato sull’oralità, senza dimenticare un lavoro di monitoraggio della situazione esistente”. Saranno necessari nuove risorse economiche che, in questi momenti, sembrano un’utopia. Ma, fra gli obiettivi della FAA, ci sono in programma percorsi finora inediti.

“Basta con il rimpiangere le illusioni perse, il passato – dice Guagliardi – e forza con l’aiuto delle nuove tecnologie, sfruttando il web senza lasciarsi travolgere. È vero che il linguaggio dei nuovi media impoverisce la lingua madre, ma essere presenti anche in quel mondo è fondamentale per comunicare e diffondere la nostra specificità. L’attrattiva culturale è una risorsa turistica, per esempio, e può produrre davvero economia. Lavoreremo con il mondo accademico e con l’informazione per promuovere i nostri scopi, coinvolgendo gli italo-albanesi di ogni centro, senza che alcuna decisione sembri calata dall’alto”. Dall’esempio di successo delle altre minoranze del Settentrione, invece, prende spunto l’iniziativa che punterà a sostenere l’ingresso dell’Albania nell’Unione Europea. Secondo il presidente della FAA, ciò “consentirà di introdurre lo studio dell’albanese come seconda lingua nelle scuole di vari livelli, e scongiurare il rischio estinzione”.

Non si tratta, in conclusione, di mettere per iscritto un testamento orale, né di lasciare alla Storia la testimonianza di una realtà che fu. Strumenti nuovi e unità, invece, per ridare forza e vitalità a una comunità che vive anche al di fuori dei confini nazionali, dall’Europa all’Australia, dagli Usa ai paesi dell’America Latina, in una costellazione mondiale di identità antichissime, da saldare.
ITACA n.33