Un cuore verde nel Mediterraneo
22 gennaio 2018
Un innamorato della bella Italia
31 gennaio 2018

in ASPROMONTE

Mondo Calabria

La natura e l’opera dell’uomo hanno conferito alla montagna una particolare architettura che la rende pressoché unica.
L’Aspromonte, emerso dalle acque quando ancora le Alpi erano coperte dal mare, è oggi meta di migliaia di escursionisti e visitatori. Molto, però, resta da fare per proteggere ed aumentare la sua attrattiva

Alfonso Picone Chiodo

“È una bellezza di pura geologia, di conformazione del terreno e di storia della terra, che ha il ricordo di un cosmo operante, dei geli delle epoche remote, degli oceani che lambiscono le cime dei monti e ritirandosi hanno scavato terrazze… è la stessa natura che prende atteggiamento d’architettura, l’opera dell’uomo che fa tutt’uno con essa; quello che attraverso terremoti, alluvioni, franamenti, ha resistito, natura, roccia, pietra, albero, uomo”.
Questa descrizione dell’Aspromonte di Corrado Alvaro (Itinerario italiano, 1933) è una delle più calzanti. Infatti, in quest’ultimo lembo del continente europeo la natura è singolare: i rilievi sfiorano i duemila metri ed il mare circonda la montagna quasi fosse un’isola, per un’estensione di 3200 chilometri quadrati.

Rocca del Drago

Geologicamente l’Aspromonte fa parte del massiccio calabro-peloritano ed è uno dei territori più antichi della penisola. Iniziò a trasformarsi quando gran parte dell’Italia, comprese le Alpi, era coperta dal mare. La sua struttura granitico-cristallina è atipica rispetto a quella delle formazioni vicine ma – massima curiosità – assai simile a quella di alcune zone delle Alpi e di parte della Corsica e della Sardegna. Così, forse, la somiglianza con le Alpi potrebbe indurre a vedere nell’Aspromonte una sorta di riproduzione delle vette e dei crinali alpini. Invece, niente di tutto ciò. La morfologia della montagna reggina è caratterizzata da forme addolcite da altipiani e da vasti gradini  pianeggianti che si succedono via via verso il basso, formando come degli immensi balconi che si affacciano sul mare. Un fenomeno quasi unico nei paesaggi montani.
L’impalcatura orografica dell’Aspromonte, la cui forma può richiamare alla mente quella di un cono, è fortemente incisa dalle fiumare, corsi d’acqua a regime torrentizio e senza sorgente, che data la brevità del loro percorso e l’accentuata pendenza hanno una notevole capacità di erosione. La parte più prossima alla foce è un’ampia distesa di sabbia, ciottoli e ghiaia calcinata dal sole mentre più a monte la furia delle acque invernali, costrette a scorrere in gole anguste, ha creato profondi valloni, veri e propri canyons, che racchiudono aree selvagge e integre.
Dal punto di vista climatico in Aspromonte si riscontrano accentuate differenze non solo tra le aree interne e le aree costiere, ma anche tra il versante jonico ed il versante tirrenico dato che i venti occidentali, ricchi d’umidità e apportatori di precipitazioni interessano soprattutto la parte occidentale del massiccio.
La vegetazione ne è fortemente influenzata e si presenta in maniera diversa nelle differenti fasce altimetriche, ma anche nei due versanti con numerose rarità botaniche.

Ma l’Aspromonte, dicevamo, non è solo natura: anche l’uomo con i suoi insediamenti ha conferito a questo massiccio particolari attrattive. Pittoreschi ed antichi paesi aggrappati a costoni rocciosi in bilico su profondi valloni: Roccaforte del Greco, Bova, Roghudi, Gallicianò ultimi custodi della minoranza etnico-linguistica dei Greci di Calabria; Staiti e Palizzi dall’impianto urbanistico caratteristico per i numerosi vicoli; Africo Vecchio, Casalnuovo, Precacore, Amendolea ormai abbandonati ma suggestivi; Delianuova, Oppido, S. Giorgio Morgeto sul versante settentrionale conservano centri storici con palazzi, chiese e castelli pregevoli.
Nella politica di sviluppo delle aree naturali l’escursionismo rappresenta un potenziale capace di creare nuove componenti dell’economia. In particolare, la funzione ricreativa che la società contemporanea riconosce ai contesti ambientali caratterizzati da una elevata naturalità, integrata con componenti di tipo antropico-culturale, rafforza l’orientamento ecologico del turismo manifestatosi negli anni ‘80 come alternativa al turismo di massa, dando origine a nuove forme di turismo come l’escursionismo che se opportunamente organizzate possono rappresentare, per le popolazioni delle aree naturali (che in Calabria spesso ricadono nelle aree interne e montane), interessanti fonti di reddito, capaci di innescare significativi processi di sviluppo. Ed in Calabria, da almeno un decennio, l’escursionismo ha creato lavoro  per numerosi operatori: guide, gestori di rifugi-ostelli, progettisti, addetti alla manutenzione delle reti escursionistiche (e altro indotto non facilmente quantificabile).
Altro aspetto importante è che le comunità coinvolte riescono a riappropriarsi della loro identità storico-culturale e soprattutto imparano a considerare risorsa, per l’integrazione del proprio reddito, tutto il sistema dei beni ambientali che il territorio, in cui svolgono quotidianamente la loro attività produttiva, racchiude e conserva.
Perché tale settore si consolidi è però necessario che gli Enti Locali (in primis i Parchi Nazionali calabresi) investano organicamente e non sporadicamente adeguate risorse, coinvolgendo gli attori locali.

ITACA n.10