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Badolato dei gatti e degli artisti

Mondo Calabria - Incontri
Isabella Montwright, avvocato in Canada, stanca di lavoro e di successo, è approdata a Badolato, un posto, dice, dove il silenzio chiama

Annarosa Macrì

“Perché sono qui a Badolato? Tutta colpa di un gatto”, mi dice Isabella Montwright, che è una signora “ancora”, come si dice di chi ha superato o forse “ancora” no, i quarant’anni, molto bella È bionda, ha un gran sorriso, e con l’aria un po’ felina anche lei, gira per la bellissima sua casa di Badolato, piena di anfratti e di sorprese, di marmi e di scrittoi affacciati sulla collina.

Isabella è stata avvocato di successo in Canada, adesso vive nel Foggiano, dove ha un amore e tre passioni: la scrittura, di gialli mistici e un po’ new age, la cucina, che, dice, “per me equivale alla scrittura”, e i vini, che produce e colleziona come fossero opere d’arte. Tutta colpa di un gatto, dunque, se adesso è acciambellata anche lei come un gatto su un divano da cui si domina la vallata che si tuffa nello Jonio. Un gatto con un occhio blu come quel mare e un altro verde come gli ulivi che macchiano di vento la collina.

Badolato è piena di gatti. Ti giocano intorno appena ci arrivi, ti accompagnano su per i viottoli, ti aiutano a scoprire inerpicandosi per acciottolati e ringhiere, muretti e cornicioni, il paese più bello del mondo. “Questo gatto era proprio speciale, sembrava divino, oppure diabolico, chissà. Incrociai il suo sguardo fatato e dissi a Kathryn e Jude: è qui, il posto è questo, fermiamoci”.

Era il 2002 e Isabella da settimane insieme Katrhyn Falk, che in America è una notissima scrittrice di romanzi rosa e Jude Deveros, che è stravendutissima autrice di best seller a sfondo storico, girava per l’Italia. Cercavano un posto, un luogo dove fare sosta, dove gettare l’ancora delle loro tre vite un po’ stanche di lavoro e di successo. Avevano voglia di fermarsi. Metaforicamente, ma non solo.

“Arrivammo qui dopo aver girato, per il Nord e per il Sud: città e paesi incantevoli, l’Italia è tutta bella, si sa, ma nessun luogo ci aveva fatto innamorare. Poi, arrivammo a Badolato. Ba-do-la-to. Già il nome del paese era un po’, ma non fu certo questo ad affascinarci. Fu il silenzio, un silenzio che raccontava, ma furono soprattutto i visi delle persone. Si capiva che avevano avuto una vita dura, ma erano serene. Tutti i posti parlano, questo ci chiamava”. Badolato, ai confini tra la provincia di Catanzaro e quella di Reggio, è lontano da tutto. L’aeroporto più vicino è quello di Lamezia, ma poi c’è un’ora di macchina per arrivare in questo vecchio borgo semiabbandonato, come tanti paesini jonici svuotati dall’emigrazione e dalla povertà. Trecentonovantuno abitanti censiti nel 2005, niente negozi, niente ufficio postale, niente medico. Tutto spostato “alla marina”, come si dice da queste parti, dove quelli che non sono andati più lontano, si spostano, per sfuggire all’isolamento, che ai Calabresi fa più paura della povertà. Isabella e le sue amiche, hanno acquistato due palazzi secenteschi, nel cuore del paese, abbandonato e bellissimo – non c’era che l’imbarazzo della scelta, quasi tutte le case sono abbandonate e bellissime – da cui si abbraccia tutta la collina fino al mare e ne hanno fatto un capolavoro di restauro e di accoglienza con l’aiuto di un architetto del posto, Pasquale Fiorenza, che ha rispettato materiali e forme locali. Ed ecco, poetici come i nomi con cui sono stati battezzati, Villa Barrow e Palazzo dei Mandorli.

Le tre muse, Isabella, Jude e Kathryn, hanno deciso di aprire le due case a tutti quelli che hanno bisogno, come loro, di un posto per scrivere o per creare. Incredibilmente, finora sono venuti moltissimi americani, italiani invece pochissimi. “Peccato, perché chi scrive, dice Isabella, è sensibile ai luoghi e questo è un luogo pieno di energia. Qui c’è un silenzio che racconta tante cose e che ti aiuta a raccontare”. Le chiedo qual è la stagione giusta per venire a Badolato e lei dice che “sempre” è la stagione giusta, “anche se io, aggiunge, amo le giornate piene di nuvole, quelle in cui hai l’impressione che la mano di Dio viene ad accarezzarti con le sue piogge, e allora è bello farsi attraversare da tutta la gamma delle sensazioni, l’amore, l’angoscia, la tristezza. E scrivere”.

E pensare che Badolato, tanti anni fa, fu messo provocatoriamente in vendita, da un intellettuale del posto, che soffriva di fronte a tanta bellezza svuotata, scarnificata, sacrificata. Tutti se n’erano andati altrove per campare, ci abitavano solo i ricordi, l’abbandono e la malinconia. Poi anche lui se ne andò a lavorare al Nord e la sua apparve come la boutade di un originale provocatore. Tanti anni dopo, Badolato se lo sono comprato davvero, gente famosa e gente qualunque, chi ha molti soldi e chi ne ha pochissimi: è diventata una specie di Capalbio del Sud.

Forse “per colpa” di Villa Barrow e di Palazzo dei Mandorli, o per una serie di strane coincidenze – qui per mesi Wim Wenders ha girato il suo film Il volo, che affronta il tema dell’accoglienza ai rifugiati politici – tanta altra gente si è sentita chiamata da questo paesino dimenticato da Dio e dagli uomini e i prezzi delle case sono, com’è immaginabile, lievitati. Ci abitano, seppure solo per un po’ di mesi all’anno, musicisti e pittori, scrittori e registi. Piero Pelù, il cantante rock, ha comprato una casa, e pure Alina Marazzi, la raffinatissima regista di Un’ora sola ti vorrei e Vogliamo anche le rose. E così il primo flautista del “Bellini” di Catania e un consigliere regionale toscano. Ci abita una coppia svedese, Monika che fa la pittrice e John che è uno scrittore, ma anche due americani di mezza età, né ricchi né intellettuali, che son venuti qui a godersi la pensione. Nicholas faceva il falegname e Catherine l’infermiera. Hanno una casina piccola con un terrazzo magnifico sulla vallata, e lei è la giardiniera di tutto il paese, che ha riempito di petunie e gerani, aiuole e vasi, come fosse il giardino di casa sua. Poi c’è Anna, una signora di Genova, che è qui da quasi dieci anni, era in vacanza da queste parti e si è fermata, ha messo su un bed and breakfast, bellissimo, e non si è più spostata. Ha portato con sé anche i suoi genitori, e quando sono morti, è qui che hanno voluto essere seppelliti.

Dev’essere davvero che i luoghi hanno un loro linguaggio e una magia. Isabella dice che tutte le volte che viene a Badolato, capita sempre che qualcuno le mandi dei fiori. Fiori pregiati, oppure semplicemente fiori di campo, raccolti nei prati su per le colline. “Non è a me che li portano. È questa casa che li chiede”, assicura, e aggiunge: “Io quel gatto con quegli occhi così strani lo conoscevo già. È il protagonista di un mio racconto, che avevo scritto, naturalmente, assai prima di arrivare a Badolato”.

ITACA n. 9