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La Calabria che viene dal passato

Mondo Calabria - In primo piano - Ieri/Oggi
Domenico Romano–Carratelli bibliofilo per destino e vocazione, restituisce alla nostra regione un preziosissimo codice di fine ‘500 che offre della Calabria Ultra un’immagine inedita.
Si apre una stagione stimolante di studi per chi vorrà accertare quanto del volume è ancora incerto se non oscuro: il committente e poi  l’autore o meglio gli autori che con competenze diverse hanno concorso a realizzare una autentica opera d’arte, ma pure d’ingegno civile e militare

Antonio Minasi

«Mamma, li turchi!!!». Chissà quante volte questo grido s’alzò lungo le coste del nostro mare per riempire poi, nei secoli a venire, memorie storiche e leggende da raccontarsi al braciere nelle sere d’inverno.

Oggi emergono da un passato ormai remoto testimonianze che ci rivelano che anche in quel tempo si pensava – politically correct – a strategie di difesa, innanzitutto militari, mantenute, come d’obbligo, nel massimo riserbo.

Ed è probabilmente per questa ragione – cioè la segretezza che in origine l’ha lungamente protetto – che oggi rivede la luce un preziosissimo manoscritto cartaceo, 99 fogli, presumibilmente di fine ‘500, che illustra, anche con finissime immagini acquerellate, le possibili modalità di difesa delle coste di Calabria Ultra, cioè dell’estremità meridionale della penisola calabrese. Piano di difesa verosimilmente commissionato dal viceré Juan de Zuniga Conte di Miranda, a capo dell’amministrazione spagnola, allora dominante sul Sud Italia.

Se oggi lo possiamo ammirare e studiare il merito è di Domenico Romano-Carratelli, avvocato, politico di lungo corso ma soprattutto raffinato collezionista e bibliofilo, per destino e per vocazione.

«Ho avuto la fortuna di appartenere a una famiglia che aveva una sua biblioteca. Da ragazzino – ricorda – ho avuto l’abitudine a trattare con i libri “vecchi” finchè, crescendo, ho realizzato la consapevolezza che quelli non erano libri vecchi ma libri antichi e di pregio da accarezzare e custodire con amore. Da qui il gusto ed il desiderio di averne di più, sempre di più».

A un certo punto, però, ha dovuto mettere un argine alla sua passione perché i libri “vecchi” costano – e tanto – così ha scelto di limitare la collezione alla sua Calabria.

Onorevole, come ha saputo dell’esistenza di questo eccezionale, unico esemplare?

«Il direttore di una casa d’aste mi ha avvisato dell’acquisto del volume da parte di un gruppo di antiquari del Nord Italia. Con questi ho condotto una lunghissima e defatigante trattativa, da suk arabo, conclusasi alla fine con la cessione del volume».

Al modico prezzo… ma non vogliamo essere indiscreti. Però questo ce lo può rivelare: a chi è appartenuto prima d’ora il manoscritto?

«Dalle notizie che ho avuto, ho appurato che era proprietà di una “grande famiglia” tra Piemonte e Liguria che lo custodiva da prima dell’Unità d’Italia. Successivamente un erede che l’ha ricevuto assieme a tutta la biblioteca, l’ha affidato ad una casa d’aste perché lo vendesse».

Al Salone del Libro di Torino, a maggio dello scorso anno, il volume ha fatto la sua prima uscita pubblica e ufficiale, all’interno del padiglione della Calabria “regione ospite”. E dovendo indicarlo con un titolo si è adottato quello di Codice Romano-Carratelli, scelto per la prima volta da Giuseppe Fausto Macrì, studioso del sistema di difesa costiera della Calabria che ebbe il privilegio di poterlo consultare e citarlo nella nota bibliografica della monografia che stava scrivendo sulla Torre di Pagliopoli e con tale nome è apparso sul web.

Ora che il Codice si scuote dall’oblio di quattro secoli di nascondimento, si offre a un percorso di conoscenza, fruibilità, studio, da parte soprattutto della comunità scientifica internazionale. E ciò sarà tanto più facile se sarà accettata la richiesta della Regione Calabria all’UNESCO di inserire il Codice nel programma Memoria del Mondo finalizzato alla valorizzazione dei più importanti fondi archivistici e bibliotecari più significativi della storia dell’umanità.

L’emozione che suscita il Codice in chi lo sfoglia è certamente la bellezza delle immagini, la qualità del disegno, la freschezza del colore, l’elegante grafia dei testi, ma soprattutto scoprire una Calabria che non conoscevamo. Un primato, perché il documento geografico più antico era costituito finora dalle incisioni dell’abate Giovanni Pacichelli, anno 1703.

Ha ragione Alessandro Bianchi, ex rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, ex Ministro dei Trasporti, quando individua l’eccezionalità del Codice nella sua “triplice valenza di opera d’arte, documento storico, atto di pianificazione territoriale.

“Non deve sfuggire che la sua qualità estetica è un connotato del tutto casuale, dato che l’opera non nasce certo con tale intento bensì come prodotto di studi di natura militare, presumibilmente affidati ad un gruppo di ingegneri, architetti e topografi. Per fortuna nostra e della cultura mondiale, tra questi si celava un artista che ha conferito a un prodotto di ingegneria militare un quarto di artistica nobiltà”.

La passione per i libri di Romano-Carratelli ha assicurato alla Calabria un bene inestimabile. «Se non l’avessi preso io chissà dove sarebbe finito. L’ho vissuto come un atto d’amore obbligato verso la mia terra che mi ha dato tanto».

Onorevole, chi sono i “turchi” che oggi minacciano la Calabria?

«Soprattutto noi calabresi, amiamo farci del male. E la concezione della politica come fatto privato e non per il bene comune, una politica senza etica della responsabilità. E non solo. Emotivamente ho difficoltà a dare giudizi. Posso dire dell’assessore Caligiuri, con cui ho frequenza di contatti: appassionato, pieno di fantasia, amante della Calabria».

E se lei fosse sollecitato a tornare in politica, magari in Calabria: alla Regione o in Comune?

Lunga pausa di silenzio, ma alla fine: «Non ho grandi stimoli ma, in politica, come nella vita, mai dire mai».

A suo giudizio, cosa occorre, facendo una graduatoria delle priorità, alla Calabria di oggi?

«Puntare sullo sviluppo possibile e sostenibile. Il passato ci insegna che vi sono gli spazi di crescita per la Calabria ma essi vanno individuati soprattutto nel turismo e nei settori che possono ad esso collegarsi: cultura, enogastronomia, paesaggio e ambiente, possibilità d’immergersi in una realtà umana ospitale. La Calabria possiede tutte queste caratteristiche. Non bastano più, per un turismo moderno, il sole e il mare ed un turismo concentrato in uno/due mesi. Oggi, purtroppo, offriamo ed esportiamo mafia, in quantità industriale».

Onorevole, rimpianti per l’esperienza trascorsa?

«È stata la passione all’origine del mio impegno politico, sia in Calabria che a Roma. Nel partito (Democrazia  Cristiana, ndr) e nelle istituzioni ho ricoperto tanti ruoli. Probabilmente se la mia carriera non si fosse interrotta, per la nota vicenda, avrei potuto forse fare il ministro».

Quale vicenda, onorevole?

«Nel 2001, da Sottosegretario ai Lavori pubblici mi sono candidato alla Camera nel collegio di Vibo Valentia. Il mio avversario vinse per 79 voti, ma avendo sentito odore di brogli ho fatto ricorso. Tra un conteggio e l’altro si accertò che avevo vinto io, per sei voti, ma proprio mentre sto per essere proclamato vincitore, per questioni procedurali la situazione s’ingarbuglia. Nel febbraio del 2006, il governo cade e le Camere vengono sciolte per fine legislatura proprio quando la Giunta delle Elezioni avrebbe dovuto procedere alla mia proclamazione.

«Nei miei confronti ha prevalso la giustizia politica e non quella del diritto.

«Sono una vittima della giustizia italiana, ma ci “sarà – e qui ricompare, incorreggibile, il bibliofilo – un giudice a Berlino” anche per me! (Kafka, Il processo, ndr) di cui Romano-Carratelli afferma di possedere una edizione di pregio
ITACA n. 24