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VECCHI RICORDI

In primo piano - Mondo Calabria - Storie

Con molta semplicità Saverio Basile ha intitolato un suo delizioso libretto Vecchi ricordi (Publisfera Edizioni). Memorie di tempi ormai lontani, di lui adolescente nella sua amatissima San Giovanni in Fiore dalla quale non si è mai voluto allontanare. Nei suoi ricordi rivivono momenti, non soltanto personali e familiari ma riaffiorano prepotenti, pur con un trattenuto malinconico sorriso, gli eventi che hanno caratterizzato la vita di tutta la comunità, coesa e solidale come poteva essere negli anni ’50, San Giovanni in Fiore, nel cuore della Sila, “un’isola – come scrive nella prefazione Antonio Talamo – di solare armonia…

Un ordito di usi, tradizioni, di costumi domestici che facevano preziose le cose semplici”. I trenta brevi capitoli del volume scorrono come istantanee, forse un po’ ingiallite, di un album custodito con cura e perciò ancora più prezioso. Basta leggere, già nell’indice, alcuni titoli: “Andare per nidi”, “I giochi di una volta”, “La prima volta al mare”, “Compagni di scuola”, “L’orologio della Piazza”, “Pane di casa”…

Il pane, ancora oggi “ricchezza atavica, oggetto di culto”. Basti pensare agli ex voto fatti col pane, al segno della croce sulla pagnotta prima di essere affettata, al bacio del tozzo di pane inavvertitamente caduto per terra e raccolto. Commosso il ricordo del nonno: “Porto lo stesso nome, come il ‘vecchio’ amico dei miei giorni più lieti, che con i suoi fantastici racconti mi catapultava in mondi sconosciuti, dove io diventavo tutto a un tratto amico di briganti e di guerrieri, in grado di sconfiggere uomini prepotenti e animali feroci”.

E poi il corteo degli sposi, dalle abitazioni fino in chiesa, una tradizione venuta meno. “Non più lunghi cortei, magari sotto la pioggia o su un leggero strato di neve, dove il bianco dell’abito nuziale si confondeva con il manto nevoso “e i confetti lanciati in segno augurale si perdevano nel nevischio con grande disappunto del festante seguito di ragazzini. Non poteva Saverio Basile non ricordare un evento “storico” per la sua città: la visita di Alcide De Gasperi avvenuta il 29 novembre 1949. “Un’attesa di speranza per tutto il popolo sangiovannese che numeroso andò al suo incontro al bivio della Difesa”.

Si concretizzava una speranza con la consegna delle chiavi delle case coloniche a un gruppo di famiglie. E a seguire l’assegnazione di poderi in diverse altre contrade dell’Altopiano silano. De Gasperi aveva ben chiaro, annota Saverio Basile, che la Riforma agraria da sola non avrebbe potuto risolvere i problemi calabresi “e così durante il suo discorso dal balcone di casa Guglielmo incitò i giovani a imparare una lingua e andare per l’Europa”, ma la Sinistra locale lo accusò di voler costringere i calabresi ad emigrare, “come carne venduta”.

Dagli anni cinquanta in poi iniziò il grande esodo che totalizzò 7.500 emigrati all’estero, pagando anche un dolorosissimo tributo con la tragedia di Marcinelle
ITACA n. 31