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Calabria al futuro

Senza categoria - Mondo Calabria - Ieri/Oggi
Consiglio e Giunta regionali si trovano ad affrontare antiche problematiche, nuove urgenze. Occorrono concretezza e lungimiranza per recuperare la fiducia di cittadini stanchi e delusi. Una sfida che ha tanti nomi: sanità, federalismo, occupazione, lotta alla mafia, infrastrutture, emigrazione intellettuale, governo del territorio, apertura al Mediterraneo…

Mauro Fotia

Aquarant’anni dall’attivazione dell’istituto regionale, prende avvio in Calabria una legislatura, che, per la gravità dei problemi con i quali deve misurarsi e la situazione complessiva entro la quale è tenuta a muoversi, non può non apparire di singolare portata. I mali della regione sono antichi. Ma quanto si è verificato negli ultimi venti anni ha dato ai suoi abitanti come il senso di una dé- bacle. Una quotidiana commistione di affarismo e clientelismo, una corruzione crescente accompagnata da umilianti pratiche spartitorie, un conseguente saccheggio delle risorse pubbliche, una devastante collusione tra settori della classe politica regionale e le organizzazioni criminali, hanno condotto i tessuti vitali calabresi a una vera e propria sclerosi.
La nuova giunta regionale incrocia dunque un momento della lunga e tormentata vicenda calabrese che le impone di confrontarsi con l’ineludibile necessità di raccogliere una sfida d’inedita portata, di affrontare scenari antichi ma sottolineati da urgenze nuove non di rado drammatiche, elaborando un progetto alto che guardi al futuro della regione con spirito di estrema concretezza, ma al contempo con lungimiranza, sì da riuscire a recuperare, se possibile, la fiducia di masse stanche e deluse, seppure non ancora prive di una qualche speranza. Il tutto secondo le dinamiche di un’idea forte di Calabria, legata alle sue specificità economiche, sociali, culturali e morali. In tal senso, rilevo subito che l’assenza totale di donne dal Consiglio regionale è un indicatore assolutamente negativo, in quanto non soltanto è tagliata fuori dalla rappresentanza una parte estremamente significativa della società civile, ma riemerge, come da fondali oscuri, un vecchiume maschilista di sapore maghrebino. Un evento di grande rilevanza con il quale la giunta dovrà misurarsi (e prendere posizione) è rappresentato dal federalismo: una scatola vuota tanto propagandata dalla Lega che nei prossimi mesi e anni dovrà essere riempita di contenuti decisivi non solo per la struttura dello Stato, delle Regioni e degli enti locali, ma per l’equilibrio sociale complessivo dei territori. Il federalismo può rappresentare per la Calabria, come peraltro per tutte le altre regioni italiane, specie del Sud, un passo in avanti o una catastrofe. Nonostante il principio di solidarietà conclamato senza sosta dalle più ricche regioni del Nord, rimane il divario socioeconomico-criminale che divide l’Italia in due;divario, non dimentichiamolo, dal quale sino ad oggi il Nord, con la complicità delle classi politiche meridionali in centocinquant’anni di ha ricavato i maggiori vantaggi. Per ora, comunque, nel campo dei servizi sociali di competenza regionale, nel complesso disastrato, rivendica un’assoluta priorità il settore sanitario. Ci troviamo in realtà di fronte a quattro delle regioni (le altre sono la Campania, il Molise e il Lazio) diffidate dallo Stato al varo di un piano di risanamento finanziario, pena il commissariamento del settore medesimo.
La storia della sanità calabrese è una storia di sprechi, ruberie, corruttele, scandali d’ogni genere e, di conseguenza, di assoluta inefficienza. La Calabria è la regione che ha il maggior numero di medici per diecimila abitanti: 21, 58 contro 17, 96 della media nazionale. Ciononostante, assieme alla Campania, sta ai primi posti nella migrazione sanitaria: i calabresi fuggono in massa dal loro servizio sanitario regionale, cercando cure in altre regioni, soprattutto del Nord. Passando dal campo dei servizi a quello degli
investimenti, mi limito a richiamare l’attenzione su due settori strategici. Il primo è quello delle infrastrutture. Creare le premesse per la nascita di una serie d’iniziative produttive, in grado di rompere la spirale depressiva, significa dar vita ad un sistema infrastrutturale mirato ad un coraggioso governo del territorio, all’attivazione di una moderna rete di comunicazioni
stradali, portuali ed aeroportuali, alla promozione di efficienti trasporti pubblici. Lo scempio del territorio operato in Calabria in questi decenni è a tutti noto, anche perché la Regione, attraverso un comitato di esperti facenti capo all’Assessorato all’Urbanistica, ha di recente realizzato un’accurata rilevazione. Ci troviamo dinanzi a 5.210 “offese al territorio” (una ogni 150 metri), delle quali alcune centinaia cadono in aree per le quali il Piano d’Assetto Idrogeologico individua “gravi condizioni di rischio idraulico”, altre centinaia sono presenti su spiagge e scogliere in zone di grande pregio turistico, come le aree di Tropea, Scilla, Locride, Soverato, Isola Capo Rizzuto, Crotonese: le due ultime, paradossalmente, vincolate come “Riserva Marina Protetta” ed “Area Archeologica”. I Comuni dovranno attivarsi con i propri piani di risanamento, ma la Regione dovrà finanziarli, coordinando il difficile processo di ritorno alla legalità in un settore che si pone tra i principali per il suo decollo economico: il turismo. Nel merito, non posso trascurare il problema del Ponte sullo Stretto. Esso si colloca in una logica che rappresenta l’esatto opposto di una prospettiva di sviluppo locale autocentrato: obbedisce in realtà agli imperativi di un ampliamento dei mercati funzionale agli interessi delle grandi imprese esterne. Nei fatti l’attraversamento stabile dello Stretto è stato programmato al di là di qualsiasi attenzione verso le esigenze e le vocazioni strategiche dei territori attraversati. E tutto questo mentre la rete stradale calabrese (come peraltro quella siciliana), già di per sé asfittica, versa in una situazione di assoluto dissesto, le ferrovie sono tagliate fuori dai progetti dell’Alta Velocità ed infine viene totalmente ignorato il settore degli aeroporti, che rappresenta la nuova frontiera per lo spostamento non solo delle masse turistiche, ma anche delle merci. Senza dire che il PAR-FAS (Fondo Aree Sottoutilizzate), che prevede per la Calabria 1,7 miliardi di euro, attende ancora nonostante la Regione abbia compiuto, come pare, i previsti passaggi istituzionali,l’approvazione del CIPE. Per cui, se così stanno le cose, la nuova giunta ha il dovere dinnanzi alle popolazioni calabresi di fare nei confronti della mega opera una scelta chiara e inequivoca. Il secondo settore strategico lo ritrovo nei Programmi Speciali UE e, più in generale, in una politica d’instaurazione di relazioni economiche e culturali con le aree del Sud e dell’Est Mediterraneo. Ritorno in proposito su una mia proposta avanzata e recepita in varie sedi italiane e straniere, ed in particolare nei due Convegni nazionali promossi dall’Associazione “Giornate Mediterranee”, diretta da Giuseppe Tuccio, e realizzati a Reggio Calabria. Parlo della creazione di un Consorzio tra le Regioni Calabria, Sicilia, Campania e Puglia inteso a coinvolgere i quattro soggetti nell’elaborazione di un progetto organico e di lungo termine. Trattasi dopotutto delle Regioni che la più recente normativa europea accomuna nell’obiettivo “convergenza” e che sono le più colpite dalle diseconomie e dai condizionamenti sociali di una criminalità organizzata operante su scale mondiale. La creazione di un apposito Assessorato è indice al riguardo di una sicura consapevolezza maturata da parte del governatore Giuseppe Scopelliti e dell’intera classe politica calabrese. È da auspicare comunque che la governance politica regionale avverta l’esigenza, oltre che di avviare una serrata interlocuzione con le altre tre Regioni, di avvalersi del supporto qualificato di un’equipe di esperti nelle tematiche euromediterranee. L’apertura al Mediterraneo, inserendo la Calabria in un contesto ricco di dinamiche economiche, sociali e culturali di vaste dimensioni, appare in grado di avviarla sui sentieri di una vera modernizzazione, nella prospettiva di una sicura rinascita.