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Il Sussurro dell’Angelo

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Il Sussurro dell’Angelo – Antonio Minasi


Con la pubblicazione de Il sussurro dell’Angelo, Antonio Minasi, fondatore e Presidente dell’Associazione Amici Casa della Cultura “Leonida Repaci”, ha portato a termine l’ambizioso progetto della realizzazione di un volume, in elegante ed accurata veste editoriale,  d’illustrazione della Casa della Cultura “Leonida Repaci” e di tutti quei rimandi esterni che a Palmi, città nativa dello scrittore, trovano un collegamento significativo con le raccolte custodite nei Musei.

Il volume, riccamente illustrato (300 immagini di Antonio Renda, tutte a colori, impaginato da Aurelio Candido, uno dei più brillanti grafici italiani, si compone di 240 pagine (Laruffa Editore, 2004, € 35,00).

Ma Il sussurro dell’Angelo non è un “catalogo”. È innanzitutto un libro di memoria. Di memoria privata e di memoria collettiva. La Casa della Cultura, infatti, con i suoi musei, conserva le memorie, le testimonianze, di illustri personaggi e di umile gente del passato, di singoli destini e di vicende comunitarie. L’incontro con questa realtà in mostra ha risvegliato nell’Autore un personale sentire di ricordi, sensazioni, esperienze. Ma la memoria del tempo trascorso dissolve dal piano individuale fino a render presente un vissuto che appartiene a tutti. Insomma, una testimonianza affettiva del passato, ma capace di assumere una connotazione storica.

Il sussurro dell’Angelo è anche affettuoso omaggio a Leonida Repaci, nella ricorrenza del ventesimo anniversario della inaugurazione ufficiale della Casa della Cultura. Un omaggio allo scrittore che generosamente volle donare alla città natale quanto di più gli fu caro: la collezione di dipinti, la ricca biblioteca, ma soprattutto la Casa della Pietrosa, l’amatissimo “buen retiro” suo e della moglie Albertina, da restituire al più presto al suo antico splendore quando, soprattutto in estate, era il luogo d’incontro e confronto di molta intellighentia italiana.

Ma ancor più prezioso è il lascito morale e intellettuale di Leonida Repaci, nell’aver tracciato, nel momento in cui gli s’affacciò come una illuminazione l’idea della Casa della Cultura, un percorso mirato a fare, a seminare, con la convinzione che qualcosa nascerà; creare degli stimoli culturali nella consapevolezza che nient’altro come la cultura è mezzo insostituibile di reale crescita civile”.

E aggiungeva,  ancora, nel giorno dell’inaugurazione:  “Sta a chi la gestisce – cioè a chi traduce nei fatti le possibilità potenziali che offre la Casa della Cultura – la responsabilità di renderla un organismo attivo, realmente inserito nella comunità, e inserito come un suo cuore pulsante, come un laboratorio di idee, non come un luogo di più o meno decoro nel quale di tanto in tanto ritrovarsi per una mostra di pittura, per una conferenza o per un convegno… Si tratta di farne un punto di riferimento per le attività culturali della provincia, se non dell’intera regione…”.

E concludeva: “È importante non solo che ci siano idee, ma che le idee si rinnovino. E questo può avvenire solo dal contatto, dal confronto, dal dibattito”.

È da qui che occorre ripartire, scrive Antonio Minasi: “le indicazioni lucidamente proposte dal vecchio Leonida conservano una sorprendente attualità”.

Ed a questo punto Il sussurro dell’Angelo diventa anche libro “politico” nel senso che pone con forza il problema di trovare per la Casa della Cultura soluzioni istituzionali nuove, capaci di conferire a questa importante struttura un assetto agile, il meno burocratico possibile, ma nello stesso tempo ricercando le linee di un progetto culturale di alto profilo.

La Casa della Cultura trova, come si diceva all’inizio, una naturale espansione nella città, nel senso che molte delle collezioni e delle memorie custodite rinviano a “situazioni” esterne. Per fare qualche esempio, il Museo dello scultore Guerrisi ha due mirabili riscontri ambientali nel Monumento ai Caduti ed in quello al Maestro Francesco Cilea; numerosi reperti della Gipsoteca fanno riferimento ad artisti dei quali opere significative sono rintracciabili nelle Chiese della città: valga per tutte l’altare di bronzo di San Rocco dello scultore Monteleone.

Si realizza, così, un singolare rapporto “dentro/fuori”, tra Casa della Cultura e città/territorio, con continui rimandi reciproci, che è come un continuo espandersi della Casa della Cultura all’esterno ed un continuo rinviare dell’esterno alla Casa della Cultura, felice momento di sintesi di storia e memoria.

Tutto questo racconta Il sussurro dell’Angelo.

 

Da una intervista ad Antonio Minasi

Come mai un titolo che sa di romanzo in un volume similare?

Per restituire più fedelmente lo spirito del libro. Nel senso che occorre aprirsi alla positività dell’operare, superando antiche contrapposizioni e stantii municipalismi. Diamo ascolto all’Angelo piuttosto che cedere a facili tentazioni guerrafondaie.

 

Cosa sussurra l’Angelo al pastore?

Dice il Vangelo di Luca: ‘I pastori vegliavano il gregge’. Il bellissimo gruppo dell’angelo e del pastore conservato nella Casa della Cultura e proposto nella copertina del libro, mostra un pastore che ha ceduto alla stanchezza e si è addormentato. Ma l’angelo ugualmente gli rivela la nascita del Bambino. Dobbiamo immaginare che fra un attimo quel pastore sarà in piedi per recarsi, sollecito, alla grotta.

Ma si può anche leggere come una metafora della Casa della Cultura e del suo sonno. Occorre che ci svegliamo un po’ tutti.

 

(da La Piana, settembre 2004)