Partono i bastimenti

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Alessandra Pagano

Come tanti italiani, anch’io ho nel mio albero genealogico un avo che partì per l’America con la speranza di un futuro migliore. Era il bisnonno: non l’ho mai conosciuto, se non attraverso una sbiadita fotografia. A cavallo degli anni Venti sbarcò a Ellis Island, approdo e porta del Nuovo Mondo.

Visitando, in anteprima, la mostra “Partono i bastimenti” mi si è presentato, in un lampo di memoria, quel volto “familiare” accanto a quelli di tanti che dalle fotografie in bianco e nero esposte, raccontano quanto fossero cariche di vita e di speranze quelle grandi navi che facevano rotta verso l’America offrendo a uomini, donne e bambini la possibilità del riscatto dalla disperazione di una vita estremamente povera.

Dal 17 Luglio al 15 Settembre, a Cosenza, nella bella sede della Galleria Nazionale di Palazzo Arnone, la storia dell’emigrazione italiana, una delle pagine più drammatiche e dolorose della storia del nostro Paese, è raccontata in un “viaggio” di grande impatto visivo. Un’occasione per ricordare, ora che l’Italia è diventata terra d’immigrazione, che migranti sono stati per primi gli italiani. Allora la mostra diventa non solo documentazione e mantenimento della nostra memoria storica, ma anche invito a comprendere oggi, con maggior empatia, il fenomeno dell’immigrazione.

La mostra è suddivisa per sezioni tematiche a iniziare dalle prime partenze sul crinale dell’Ottocento fino ai successi odierni di quei figli d’Italia che hanno raggiunto fama e prestigio in vari campi. Il tutto attraverso fotografie d’epoca, poster, riproduzioni a stampa e modellini su scala delle navi transoceaniche, e tantissimi documenti e oggetti originali dell’epoca, molti dei quali provengono da collezioni private.

L’esposizione è stata progettata e promossa dalla Fondazione Roma – Mediterraneo ed è stata curata da Francesco Nicotra, direttore dei programmi speciali della National Italian American Foundation (Niaf). Partner dell’iniziativa è la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Calabria (che ha sede proprio nello storico Palazzo Arnone) guidata da Fabio De Chirico e con il patrocinio della Regione Calabria.

Nel bianco e nero delle fotografie, colpiscono gli sguardi al contempo tristi e carichi di speranza di uomini, donne e bambini stipati in coperta e sembra quasi di essere lì, nel momento in cui uno di loro sgrana gli occhi urlando “America”, come il cinema ci ha insegnato a immaginare. Tante anche le scene degli addii, sempre strazianti per chi parte, ma anche per chi resta come in quella foto di un’anziana donna che continua a salutare, agitando un fazzoletto, la nave ormai lontana all’orizzonte.

In esposizione, tra l’altro, anche documenti di viaggio, permessi, certificati, interi corredi di biancherie e le immancabili valigie di cartone. Poi le dure e toccanti immagini di Ellis Island e alcuni oggetti che gli americani usavano per visitare i nuovi arrivati. Tra i più curiosi un semplicissimo puzzle di pochi pezzi raffigurante una nave che il migrante doveva ricostruire per dimostrare la buona sanità mentale.

Interessante anche la sezione relativa a Little Italy, con foto di vita quotidiana, volantini pubblicitari di prodotti alimentari italiani commercializzati a New York e le cosiddette “copielle” ovvero piccoli spartiti di canzoni molto in voga al tempo tra gli emigranti, ovviamente a tema, spesso in dialetto napoletano o siciliano. “Mamma mia, dammi cento lire”, “Napole Perla ‘e ll’Italia” e “’Na picciuttedda di la Conca d’Oru”, solo per citarne alcune. Con queste canzoni, gli emigranti si sentivano meno lontani da casa, ritrovando in esse le atmosfere e le sonorità lasciate. E poi ancora, lettere, manifesti discriminanti contro l’emigrazione diffusi negli Stati Uniti, la ricostruzione della propaganda fascista tra gli italiani in America, il grande capitolo della migrazione in Argentina (le cui maggiori ondate si ebbero tra gli ultimi decenni dell’Ottocento e la fine degli anni Quaranta) e il sensuale mondo del tango, gli italo americani di successo (l’ex capo del Pentagono Leon Panetta, per esempio, è di origini calabresi) e le immagini sacre.

A tal proposito, è interessante ricordare che la diffusione dei “santini” in bianco e nero trae origine proprio dal fenomeno dell’emigrazione. Chi partiva portava con sé le immagini dei santi a cui era particolarmente devoto, stampate in economia, con un solo colore.

Già esposta a Napoli, la mostra (che gli organizzatori sognano di presentare, in futuro, anche all’estero), sarà visitabile tutti i giorni, eccetto il lunedì.

“Arrivano i bastimenti”, dunque, parla di una tematica quanto mai attuale e sottolinea che il fenomeno sociale dell’emigrazione, nonostante il passare del tempo e le mutate condizioni sociali ed economiche globali, è sempre un ossimoro di dolore e speranza.

Palazzo Arnone

Uno sguardo anche alla sede in cui è allestita “Partono i bastimenti”. Il Palazzo nacque come

dimora dei fratelli Bartolo e Ascanio Arnone nel XVI secolo. In quello stesso periodo, la città iniziò ad avere l’esigenza di una migliore sede per amministrare la giustizia rispetto alla precedente per cui, dopo una serie di vicende non ancora del tutto chiare, si decise di acquistare il palazzo, i cui lavori stavano per volgere al termine. Fu adibito a carcere nella parte inferiore e a sala delle udienze e sede del fisco nelle altre zone. Fu quindi noto come Palazzo dei Presidi o della Regia Udienza. Nel 1647 fu aggiunta un’altra ala. Interessante il portale cinquecentesco. Nel 1980 passò di proprietà del Ministero dei Beni Culturali.

Oggi è sede della Soprintendenza e della Galleria Nazionale, in cui sono esposti opere tra le più importanti della cultura figurativa di scuola meridionale.

Alcuni dati sull’emigrazione

Sono stati circa venticinque milioni gli italiani che, nel periodo compreso tra l’Unità d’Italia e gli anni Sessanta del Novecento, furono costretti a emigrare.

Il fenomeno interessò praticamente tutta la penisola, con una maggiore incidenza al Nord (in particolare: Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte) negli ultimi decenni dell’Ottocento e al Sud, successivamente.

In particolare, in questa seconda fase, furono interessante la Sicilia, la Calabria, la Puglia e la Campania.

All’arrivo a Ellis Island, i migranti erano sottoposti a interminabili, e spesso umilianti, visite mediche e controlli di ogni genere.

Si stima che circa il 2% degli italiani che vi giunsero fu rimpatriato, a causa di malattie come la tubercolosi e il tracoma.

Come spiega lo studioso e curatore della mostra Francesco Nicotra, gli storici distinguono l’emigrazione italiana in due fasi: inizialmente ci fu quella diretta verso le Americhe; tra gli anni Trenta e Sessanta, invece, s’indirizzarono verso gli altri paesi europei.

Oggi la comunità di oriundi nel mondo tocca quota sessantacinque milioni.  Molti di loro contribuirono concretamente alla formazione degli Stati Uniti. Personaggi eccellenti in diversi campi, dalla letteratura alla politica, dal cinema all’ambito militare. Impossibile citarli tutti, ma non si può non pensare a figure come Al Pacino, Rodolfo Valentino, Madre Francesca Cabrini, la prima Santa americana, o il giudice della Suprema Corte degli Stati Uniti, Antony Scalia, solo per citarne alcuni.

ITACA n. 21