Aldo Bressi
Sguardi di memoria

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Aldo Bressi

La fotografia è stata la grande passione di Aldo Bressi. Quando per amore della donna che sposerà, lascia il lavoro  e si trasferisce in Argentina, capisce che quel suo  hobby può diventare impegno professionale. Una scelta vincente che gli consentirà di affermarsi, a livello internazionale, come fotografo di moda e di food styling.
Ma il suo ricordo tornava agli inizi: «Se avessi la possibilità di fare un lavoro in Italia mi piacerebbe ripercorrere i luoghi che ho fotografato trenta anni fa…».

Cassano allo Jonio

Raffaele Nisticò

Quando Aldo Bressi sbarca a Buenos Aires con l’intenzione ferma benché temeraria di eleggerla definitivo approdo, l’Argentina è in piena era Alfonsìn. Il 1987, anno della rinascita personale per l’ancora giovane e appassionato fotografo calabrese, nel Paese sudamericano la recente restaurata democrazia smaltisce ancora con molta fatica le scorie del post peronismo e della dittatura militare. Sono transiti di esaltazione politica ma di feroce crisi economica, in cui, come riconoscerà a posteriori lo stesso Aldo, la pur non stratosferica liquidazione del lavoro che lascia può costituire una solida base su cui erigere qualcosa di costruttivo e di duraturo.
Non rinuncia Aldo al suo interesse per la fotografia, campo perfetto da coltivare tra i solchi perimetrali della creatività e del mestiere.

Palizzi

Il primo contatto si è avverato l’anno prima, quando, nell’ambito delle attività promozionali dell’assessorato al Turismo regionale, Bressi porta a La Rocoleta, il centro culturale più importante della capitale argentina, una selezione di sue fotografie sulle feste popolari e religiose nell’ambito delle manifestazioni che il Ministero degli esteri italiano organizzava ogni cinque anni. “Itinerarios de la religiosidad calabresa” s’intitola il suo contributo, ed è il risultato di anni di peregrinazioni nei centri meno frequentati della Calabria interna, quella meno citata dai rotocalchi e dalle brochure vacanziere, meno appetibile dagli operatori del turismo di massa e proprio per questo preservata, autentica, antropologicamente aderente a se stessa.
Nelle processioni patronali e nei riti della Passione di Badolato, Tiriolo, Riace, Stignano, Nocera Torinese, Cropalati… Bressi sul finire degli anni 70 aveva fermato in fotogramma i volti imploranti e i gesti ieratici di uomini e donne, emblemi di una civiltà contadina sull’orlo dello sfarinamento…

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ITACA n. 41