Di tutto, di più (e dintorni)

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Emanuele Giacoia*

Nel mio peregrinare, per motivi di lavoro, ma non solo, eccomi colmare testa e cuore di continue sequenze di sensazioni, stupori, curiosità, sostanziate dagli incontri con uomini e cose che han lasciato segni importanti nello scrigno della memoria.

Eccoci a visitare col fido “Nagra” (allora l’amico insuperabile registratore), le “perle” del Tirreno e dello Jonio, da Praia a Mare a Rocca Imperiale. “Perle” perché abitati e comunità primeggiano per motivazioni o somme di virtù turistiche, dall’ambiente alla storia, ai racconti di un passato non trascurabile.

Risalendo lo Jonio, nel Crotonese ci vengono incontro straordinari vigneti risalenti ai tempi della Magna Grecia, piantati dai coloni di Sparta ed Atene, che in fondo – riflettendoci – furono i primi emigranti. Siamo sulla “Costa di Bacco”, e altre storie dicono che Bacco avesse messo su, da queste parti, per i colleghi dei o semidei, un night ante-litteram, estremamente esclusivo, dove gli dei e i colleghi se la spassavano ballando al suono del mitico “Complesso di Edipo”. Sarà! Ma non ci sono fonti storiche degne di nota a testimoniarlo.

E dai vigneti del Crotonese agli agrumi e all’olio dell’alto Jonio cosentino e quindi alla “Costa di Demetra” la dea dell’agricoltura. Ma a questo proposito di leggende e storie, non possiamo tralasciare quella di Albidona, un comune dell’alto Jonio, dove si narra che dalla spuma del mare, sarebbe nata addirittura la dea Venere, titolare della bellezza femminile, fantastico mito cui ci piace credere con sfrenata immaginazione. Ma non era esattamente una “venere” la signora che ci venne incontro a Cariati, sullo Ionio, in provincia di Cosenza. Per dovere d’ufficio ero lì tanti anni fa per registrare una rubrica curata dalla Rai e dedicata agli italiani all’estero che chiedevano di poter ascoltare la voce dei parenti rimasti in Italia. Un incarico professionale per cui molto spesso percorrevo la regione e particolarmente le zone costiere che ho ricordato, cercando gli interlocutori. Dicevo prima della signora che trovai con molte difficoltà chiedendo, come si dice, a destra e a manca, dove si trovasse. Era in una contrada di Cariati e l’indirizzo che aveva inviato il marito con poca precisione dall’Australia mi dava pochi elementi. Ero lì per registrare la voce della moglie e un suo saluto.

Finalmente trovai l’abitazione della moglie dell’”australiano”. Una casetta, di un solo piano terra, circondata da un grandissimo orto, protetto da una staccionata che lo delimitava con tanto di cancello, e un cane che appena mi vide abbaiava furioso e minaccioso. La signora (non ricordo il nome, mi sembra Antonia), venne ad aprirmi. Mi fece entrare col mio “registratore” appeso a tracolla. Ebbi l’impressione che, a prima vista, mi scambiasse per un commesso viaggiatore, un piazzista insomma, forse vedendo il registratore.

Cominciai a spiegarle pazientemente il perché della mia visita. “Vostro marito dall’Australia vuole ascoltare la vostra voce e i vostri saluti”. Non l’avessi mai detto! Per poco non mi aggredì: “chillu curnutu”, e (continuando) e (traducendo), “disonorato, disgraziato, mi ha lasciata sola da oltre dodici anni. Ho un solo figlio e lavora in Germania poi ho saputo che in Australia, quel cornuto, ha messo su un’altra famiglia con tre figli”! “Chillu curnutu” ripeteva furiosa e con gli occhi pieni di lacrime e la faccia tutta rossa dalla concitazione. Una “vedova bianca” come tante in Calabria, vittima inconsapevole della mancanza di lavoro allora, ma purtroppo anche adesso, in questa regione bellissima e sfortunata. Una piccola storia triste ma illuminante, fra le tante capitatemi di ascoltare, quaggiù fra questa gente.

* Ex caporedattore della Sede Rai della Calabria

ITACA n. 17