Franca, Liliana e le altre su un treno, una notte

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Nord-Sud-Nord. La direzione di marcia è sempre quella, ma nel mercato globale sono profondamente cambiati modi, protagonisti, confini. La Politica saprà rispondere alle sfide che si aprono?

Annarosa Macrì

Bisognerebbe che i nostri (?) politici (?) frequentassero un po’ di più, i nvece che le piazze televisive quelli che i sociologi chiamano i “nonluoghi”. Le stazioni, i supermercati, gli aeroporti. E soprattutto i treni, preferibilmente quelli a lunga percorrenza – esistono ancora! – meravigliose straniate location delle vite degli altri, delle vite vere, non di quelle dei Grandi-Fratelli o dei Cesaroni o degli A mici- di- Maria. Train de vie definiscono i Francesi il costume, le abitudini della gente.

Intercity Milano-Reggio Calabria, va go n e 13, scompartimento numero otto. To rno al Sud un po’ per curiosità e un po’ per nostalgia, prendo una cuccetta di seconda classe. Come quando ero studentessa, mamma mia quanti anni fa!, e i viaggi da Reggio a Milano e da Milano a Reggio erano un’altra università, q uella che t’immergeva profondamente dentro le viscere della Calabria che se ne and a va dalla Calabria,quella che ti raccont a va lo svuotamento dei paesi e delle campagne attraverso le facce, lemani, l e storie di uomini e donne che cercava n o un altro pane e un altro cielo.

Siamo in tre, siamo tre donne dentro lo “scompartimento donne” , numero otto, va gone 13, a Lodi cominciamo a osservarci: hanno più o meno cinquant’anni le mie due compagne di viaggio, una è piccola e carina, lo sguardo composto e timido delle nostre contadine, le mani di chi ha molto lavorato nella sua vita e le mèches biondo-cenere fresche di parrucchiere brianzolo; l’altra è una bella donna bruna e robusta, quarantacinque anni o giù di lì, stile aggr e s s i vo , giubbotto bomber e jeans attillati.

A Piacenza ci diamo del tu: sono Liliana, torno a Soverato, dice la più bassina, e tu? sono Franca, dice la signora dark, arrivo fino a Corigliano, anche tu per votare?, s ì, anch’io per votare. A Modena abbiamo già apparecchiato un’unica, diciamo così, tavola e messo in comune le nostre piccole cene e la nostra nottata.A Bologna – lasciate fare alle donne – ci consegniamo attente e curiose, l’una sul grembo dell’altra, le nostre vite e ce le scambiamo: il viaggio è lungo nella notte, sapessi quante ne ho passate, magari riuscissi a dormire, che fatica lasciare i miei figli, no, non riesco a mettere da parte neanche una lira, nostalgia?, non ne posso più, eppure bisogna andare, il problema lì è la casa , prezzi impossibili, ogni quindici giorni , torno ogni quindici giorni , ti rendi conto?, un viaggio così lungo, ma lavorare, bisogna lavorare. E sapessi quanto mi manca il mare.

Sono due donne speciali, Franca e Liliana, perché sono emigrate quando a vevano già i capelli bianchi, e non a rimorchio di un uomo: eroiche, davvero, come sanno essere le donne. Liliana aiutava suo marito a gestire un negozio di materiale edilizio, a Soverato; aveva due bambini e una vita un po’ come tutte, felice?, ma no, normale, quando, in una sola volta, il negozio fallì e il matrimonio pure, “c’era un’altra, proprio così , un classico,insomma” e lei rimase da sola, coi due bambini da crescere e senza una lira. Li mise in collegio per tre anni, “che altro potevo fare?” e si rimboccò le maniche: “ho fatto di tutto: la cameriera , la commessa, la barista. R ego l a rmente in nero, niente contributi, niente busta paga, niente, solo fatica. Eppure son riuscita a crescere i miei figli a farli studiare, sono due bravissimi ragazzi: uno lavora in Calabria, l’altro in p r ovincia di Milano. Mi adorano, mi chiamano mille volte al giorno al cellulare, dove sei? cosa fai?, come se fossi io la loro figlia. Sono diplomati, sai?”. E lei due anni fa, ha rispolverato il suo, di diploma di maestra, mai utilizzato in Calabria, graduatorie? etern e , c oncorsi?

una lotteria, e ha provato a fare le domande per insegnare “al Nord”, come si dice. L’hanno presa, a Vigevano, a due passi dalla casa di uno dei suoi figli, e lei, a cinquantadue anni, con le mani sciupate di una cameriera, ha chiuso la sua casa “da dove vedo il mare”, si è fatta la valigia, ha lasciato il suo paese ed è diventata “la signora maestra”. Non le pare vero: una paga sicura, i contributi , un lavoro pulito: “certo si tratta di supplenze, l’estate niente stipendio, ma va bene così”. Dov’è il tuo futuro, Liliana? “non lo so, a Soverato abita l’altro mio figlio, io vivo alla giornata , che devo fare? ma sono contenta, sai, sto bene cosi”.

Franca fa la maestra in una scuola materna, a Milano, da tre anni. Anche lei è precaria: “devo fare punti, sennò di ruolo non ci diventerò mai”. Per i “punti” ha lasciato a Corigliano il marito e due figli di quattordici e diciassette anni, “ogni mattina telefono per svegliarli, alle sette, lo so che fanno fatica a lasciare il letto e magari rischiano di perdere la scuola…”. Mi racconta della sua casa, delle sue amiche, della vita che ha lasciato a Corigliano: “A Milano vivo in pensione, da una signora, dalle parti di viale Zara, quattrocento euro una stanza con uso di cucina. In realtà cucino poco, per fortuna mangio alla mensa coi bambini… lì costa tutto, tutto… pure il pane, lo sai quanto costa lì il pane?”. Non riesce a mettere da parte neanche una lira, Franca: “non mi vergogno di dire che mio marito, questo mese,ha douto anticiparmi lui un po’ di soldi… i viaggi costano, ma io senza vedere i miei figli almeno una volta ogni quindici giorni non ci so stare…”.

E il futuro, Franca, dov’è il tuo futuro?

“Mah, stiamo pensando di andarcene tutti a Milano, insomma , da quelle parti… i ragazzi dovranno fare l’università, e allora… il problema è la casa, q u i un affitto si mangia uno stipendio intero vado avanti , alla giornata , finché ce la faccio”.

Ecco, anche di donne così, “che hanno lasciato la loro casa di fronte al mare” è fatta la Calabria, e che magari l’hanno data in affitto agli immigrati che son venuti in Calabria a lavorare la terra, e anche di donne così – le insegnanti da Roma in su sono tutte meridionali – è fatto “il Nord”, e magari insegnano non solo ai figli dei settentrionali,ma anche, e forse soprattutto, ai figli di altri immigrati che son venuti in Altitalia a lavorare nelle fabbriche. Qualcuno glielo spieghi ai politici del Nord e a quelli del Sud, a quelli che hanno inventato la Lega Nord e che hanno portato a casa una vagonata di voti e a quelli che le elezioni le hanno perse e si arrampicano adesso sulle pareti di un Nord che se si arrocca è fuori dalla storia che l’Italia da un po’ è fatta così. Franca e Liliana sono persone ve r e , in carne e ossa, emigranti precarie – l a voratrici-mobili per bisogno, per sfida e per curiosità. Si lascia anche per questo la propria casa.

Ce ne sono a migliaia, come Franca e Liliana. Sono le nuove abitanti del mercato globale. Il mercato globale non ha centri né periferie, non conosce i nord e neanche i sud, non lo bloccano trattati, passaggi a livello e neanche confini. È con questa realtà che devono fare i conti i politici di oggi e di domani. Il processo è irreversibile, e la stravittoria alle elezioni di gente che straparla di nuovi barbari, di riapertura dei Cpt, di ronde antistranieri, di leggi speciali e via straparlando, è un episodio piccolo,  vedrete , della storia italiana, che assai presto sarà cancellato dalla Storia, che , com’è noto, nessuno può fermare.

ITACA n. 2