‘800 Arte e Storia
Signori, il catalogo è questo

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Sulla cultura e la produzione artistica dell’800 in Calabria pesano ancora pregiudizi e preclusioni e pertanto una scarsa cultura della tutela. Eppure concorsero a costruire quel patrimonio una moltitudine di architetti, pittori, scultori, intagliatori, decoratori…

Giovanna Capitelli
La “geografia artistica dell’Ottocento” in Calabria è racchiusa tra due tragiche date: il 1783, anno dell’infausto sisma che segna una cesura anche nella storia architettonica e artistica della regione, ma che apre alle istanze illuministiche della ricostruzione delle ‘città nuove’ così come all’aggiornamento neoclassico del vocabolario urbanistico, fino al 1908, data del terremoto di Reggio Calabria e Messina. In questo lungo arco di tempo ci sono “artisti che vanno” e “artisti che restano”. La diffusione della cultura accademica e la formazione degli artisti calabresi avviene a Napoli, Roma e Firenze.

Questo fenomeno, molto diffuso già in precedenza, vede la massiccia circolazione di artisti calabresi in Italia, costretti ad emigrare per trovare scenari di riferimento più fecondi e canali di formazione più adeguati di quelli della “bottega d’arte” che caratterizzano la Calabria nella prima metà del XIX secolo. Ricchissimo risulta il patrimonio di arte sacra presente negli edifici ecclesiastici. La pittura e la scultura risorgimentale trovano validi protagonisti in Andrea Cefaly e la sua scuola di Cortale fondata nel 1862, e nel gruppo degli scultori di Polistena: Morani, Jerace e Renda.

E poi i numerosi interventi dedicati all’architettura e alla storia della città borghese. Cosenza, Catanzaro, sperimentano nuovi modelli architettonici: dal camposanto alla villa civica. Si è parlato a lungo, nel Convegno, di arti applicate o decorative (la ceramica e la maiolica, autoctone e d’importazione), di “industria della devozione” (le statue lignee e in cartapesta, l’oreficeria, i tessuti per i paramenti sacri), argomenti questi ultimi finora rimasti, almeno per l’Ottocento calabrese, pressochè inesplorati. Ma numerose ed importanti novità sono emerse, nel corso del Convegno, a proposito della cultura figurativa. Gioacchino Barbera e Luisa Martorelli hanno rintracciato e presentato tutti gli splendidi materiali preparatori (acquarelli, disegni, cartoni) per gli affreschi del Duomo di Cosenza di Domenico Morelli e Paolo Vetri; Leonardo Passarelli ha integrato il catalogo calabrese del fiorentino Enrico Andreotti con il ciclo decorativo cosentino di Palazzo Tancredi; Anna Cipparrone ha discusso l’attribuzione al napoletano Giovanni Diana della Sala degli Specchi del Palazzo della Provincia di Cosenza.

Sono passate al vaglio della critica sculture inedite di Francesco Jerace, uno dei principali scultori dell’Italia post-unitaria, ma anche analizzate a fondo opere di una moltitudine di scultori, pittori, intagliatori, decoratori di secondo piano, altrettanto interessanti ma assai meno conosciuti, quali Domenico Augimeri (di cui è stato reso noto un incantevole taccuino di caricature realizzate a Palmi), Angelo Mazzia, Domenico Russo, la coppia Zimmatore e Grillo e molti altri. I contributi al convegno saranno raccolti in volume, strumento aggiornato per avviare le successive indagini su questa stagione storica e sul suo patrimonio artistico e identitario, da rendere noto.
ITACA n.6