La Dieta “povera” del Mediterraneo

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Italo Richichi
A Nairobi il 16 novembre 2010 la Dieta Mediterranea è stata riconosciuta patrimonio culturale dell’UNESCO. Il significato di questo riconoscimento supera le aspettative più rosee che si potessero immaginare. Oramai la globalizzazione decide i destini del mondo. La salute e il benessere rappresentano il primo problema dell’uomo e l’alimentazione ne costituisce lo scalino più elevato; i cibi, il contenuto, la provenienza, la filiera di conservazione, promozione, diffusione e commercio costituiscono un percorso di grande rilevanza tecnica, legale ed economica: caratteristiche intrinseche che devono essere garantite a tutti i cittadini del pianeta.

La rete a maglia stretta non è stata ancora e non potrà, almeno per adesso, essere costruita; solo la Dieta Mediterranea, allo stato dell’arte, è in grado di garantire l’allungamento della vita e la sua stessa qualità. I numerosissimi studi scientifici ne garantiscono il valore e l’efficacia. Il libro Dieta Mediterranea di riferimento (Calabria) pubblicato e discusso durante i sei mesi dell’Expo2015 e Dieta Mediterranea Due in pubblicazione, spiegano la verità tra i legami della Dieta Mediterranea e la prevenzione delle malattie neoplastiche e di quelle cardiovascolari.

L’argomento resta comunque fondamentale e avvincente e non può essere relegato alla gestione di pochi settori commerciali che, per ovvi motivi, ne trascurano le caratteristiche più importanti, tra le quali la salute dei cittadini. Dietologi, nutrizionisti, medici, cardiologi, naturalisti, istituzioni, università e altri ancora devono essere coinvolti e integrati per mantenere il benessere del corpo umano, salvaguardandone la sua fragilità. Che la D. M. sia salita sul trono più alto del mondo rappresenta l’obiettivo più ambito che la razza umana potesse ottenere; compare così non solo il ruolo dell’alimento, ma soprattutto quello della cultura, il modello, la storia e la tradizione dell’utilizzo del cibo. Durante la Seconda Guerra Mondiale, alcuni ricercatori americani delle truppe alleate di liberazione si sono accorti che in Calabria, e in tutto il Meridione, l’infarto miocardico e le malattie tumorali erano molto rari al contrario del resto del mondo. Questo importante rilievo ha suscitato grande interesse scientifico tanto da far ritornare, alla fine degli anni ‘60, un team di ricercatori guidato da un noto epidemiologo americano per realizzare uno studio complessivo sull’alimentazione: gli usi, i costumi, il metodo, lo stile; tutto il percorso dei prodotti che si usano nella dieta del territorio.

Così a Nicotera piccola cittadina calabrese sul mare vibonese, si è impiantata l’equipe del prof. Ancel Keys, alla quale parteciparono esperti di fama mondiale quali Mario Mancini, docente dell’università napoletana, e D. White, grande cardiologo americano. È stato realizzato un progetto per conoscere il modello di alimentazione dei cittadini e approfondire le caratteristiche dei cibi: cosa, come, dove, quando e lo stesso costo.

Apparivano così: cereali, frutta, verdura, insalata, olio di oliva, vino locale, pasta, pane, riso; la carne e il pesce erano un lusso; magari qualche uovo, formaggio, latte sempre prodotto localmente; ricette autentiche preparate dalla madre di famiglia che lavorava, accudiva la casa e i figli e cucinava; cucinava come la madre sua aveva insegnato a lei e come sua madre aveva imparato dalla mamma; cultura casalinga con ricette fatte ad hoc con cibi puliti, non inquinati, non sofisticati, non biologicamente modificati e veramente genuini. Rilevante la quantità dei derivati vegetali, garanzia di grassi e proteine vegetali (70%), pochissimi invece i grassi e le proteine animali (30%); dieta povera a bassissimi costi, fatta in casa con il solo interesse di alimentarsi in modo autoprotetto! Ognuno mangiava come le famiglie avevano imparato e avrebbero insegnato. Questa era la dieta che lasciava lontane le malattie cardiovascolari e tumorali che ora, nei Paesi industrializzati del mondo, miete il 75% di tutti i morti.

Ancel Keys, al Jolly Hotel di Gioia Tauro, alla fine degli anni ‘60, in una conferenza stampa ha pubblicato i risultati di quella ricerca che rappresentava una realtà eccezionale. Così era nato il Progetto Pilota del Seven Countries Study, l’importante programma che confrontava, lo stile dell’alimentazione partendo dalla dieta di Nicotera. Per 30 anni i dati elaborati hanno confermato sempre i presupposti che la D. M. protegge dalle malattie cronico-degenerative e tumorali.
ITACA n.34