L’insostenibile leggerezza delle Istituzioni

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Antonio Minasi
La piovra ha messo i suoi artigli anche sul Nord del Paese e ora non sono soltanto le amministrazioni comunali calabresi a essere sciolte per mafia. Dovremmo rallegrarci d‘aver perso il primato? Dovremmo esser contenti di questa malacalabria che si espande e colonizza le altre regioni ed attenua l’imbarazzo di sentirci noi regione colonizzata? Riproponiamo in questa pagina l’immagine di copertina – inizio 1987 – della rivista Cittàcalabria, all’indomani di un intervento in regione, a lungo atteso, della Commissione Parlamentare Antimafia, quando l’allarme per l’intreccio conclamato fra mafia e politica aveva toccato il massimo livello. Sono trascorsi oltre 25 anni e nonostante tutte le misure legislative e non, finora adottate, sembra d’essere irrimediabilmente condannati alla coazione a ripetere: stessi discorsi, stesse attese, stesse delusioni.

Scrivevamo allora – ma non vale anche per l’oggi? – “lo spessore delle nostre istituzioni è tale che si possono violare sistematicamente e con estrema facilità: una parete di carta le protegge dagli assalti esterni”. Se da un lato tocca registrare pressoché quotidianamente l’aggressione a cittadini, funzionari pubblici, politici di ogni livello istituzionale, che non intendono piegarsi alla logica malavitosa e ai quali deve andare la solidarietà di tutti, dall’altro si scoprono connivenze insopportabili come di quel consigliere regionale che proponeva vibranti mozioni antimafia o di quel magistrato reggino sodale di chi avrebbe dovuto combattere.

Fortunatamente entrambi ospiti delle patrie galere. Giunge ora la notizia che Carolina Girasole, icona antimafia, sindaco negli anni scorsi di Isola Capo Rizzuto, è inquisita per presunti intrecci d’interesse con la cosca locale. L’auspicio, ovviamente, è che tutto si chiarisca in fretta. In una recentissima intervista a La Repubblica, l’ex sindaco di Monasterace, Maria Carmela Lanzetta, condannata, ormai, a convivere con la scorta, a proposito di tutti quelli che vivono la sua stessa situazione, dice un’amarissima verità: «Non abbiamo voce fuori dai nostri confini», come se chiedesse “a cosa serve sacrificarsi?”.

E snocciola esempi di pigra indifferenza «ai nostri problemi» dimostrata dall’on. Bersani o dall’on. Rosy Bindi imposta alla guida della Commissione Antimafia. Imposta anche, aggiungiamo noi, capolista PD in Calabria nelle elezioni politiche dello scorso anno, secondo una logica becera di colonizzazione che ha consentito all’on. Scilipoti di essere accolto ed eletto nelle liste del PDL a rappresentare la nostra regione.

 

ITACA n.23