Statale 106 Odissea senza fine

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Tante vite distrutte per l’impercorribilità, l’inidoneità, la vetustà della SS 106. Le popolazioni della costa jonica sono ormai esasperate anche dal disinteresse o dal debole interesse della classe politica, in tutti i suoi gradi. “Ci prepariamo” annunciano “non a una semplice lotta, ma a una lotta continua!”

Maria Frega
Da Reggio Calabria a Taranto, passando per la Basilicata, lungo lo Jonio: sono 491 i chilometri della SS 106. Una lunga statale che racconta tante storie, da quelle quotidiane dei pendolari agli esodi estivi, tra la faticosa ricerca di alternative all’autostrada e una infinita sequenza di lavori in corso. Quel tracciato, che tocca le principali aree della Magna Graecia, si potrebbe definire una moderna Odissea; del resto, i contorni tragici non mancano. Secondo l’Istat, che stila annualmente un rapporto sulla “Incidentalità nelle regioni d’Italia”, fra le statali, la 106 Jonica è la più pericolosa poiché presenta il più alto tasso di mortalità per chilometro.

Nel 2012, per esempio, dai 355 incidenti censiti da Aci e Istat, è emerso un tasso pari a 7,32%, a fronte di una media nazionale di 1,96%. A questo dato, si affianca il monitoraggio dell’Osservatorio sulla sicurezza stradale istituito dalla provincia di Crotone che ha appurato come, ormai, i volumi di traffico sostenuti non sia un’eccezionalità, ma una condizione persistente e ordinaria che va affrontata. L’istituzione della SS 106 risale al fascismo, con un provvedimento del 1928. Di quell’atto non restano soltanto i documenti di archivio, ma anche numerose infrastrutture ormai inadeguate, come i ponti stretti e i guardrail fuori norma. Sottovalutare il rischio dei tanti restringimenti di carreggiata, dell’asfalto in pessime condizioni, delle deviazioni azzardate e della segnaletica spesso approssimativa ha un prezzo altissimo, perché sono in gioco vite umane.

Una strada fuorilegge? “Secondo gli studi più recenti, non ci sarebbero le condizioni di agibilità e di transito”: ne è convinto Nando Amoruso, presidente del Comitato PRO 106, consigliere comunale a Cirò Marina e tecnico di formazione. Da oltre dieci anni, Amoruso fa la spola fra istituzioni locali e palazzi romani del governo, senza trascurare RAI e altri organi d’informazione. Oltre alla documentazione e alle denunce, mette in campo se stesso, incatenandosi almeno una volta alla settimana per smuovere l’attenzione della politica. Il suo impegno è particolarmente concentrato nell’area crotonese.

«Qui ci sono tratti altamente pericolosi, quando la carreggiata si restringe ad appena sei metri. Non si prevedono interventi di ammodernamento se non in prossimità di ogni elezione e poi… tutto tace. Io denuncio l’inadeguatezza dei politici di fronte alla carneficina». Il suo resoconto è dettagliato e informato, ma l’esposizione tecnica lascia spazio alle emozioni, accumulate un anno dopo l’altro, una delusione dopo l’altra: «Siamo arrivati a un ultimatum: basta, basta, basta!».

Ne deve aver sentite di storie dolorose, Amoruso. Ne cita solo una, che risale all’estate scorsa, quando una famiglia di quattro persone, al rientro da Roma verso Crotone, si scontrò mortalmente con un articolato nel tratto della 106 che dal capoluogo di provincia porta all’aeroporto. All’indomani di quella tragedia, anche il sindaco di Cirò Marina, Roberto Siciliani, era sceso in campo, scrivendo al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio. Nell’appello, Siciliani chiedeva di finanziarie con urgenza il cosiddetto Megalotto n. 9 (poco più di sessanta chilometri), «se necessario, anche con pedaggio a pagamento, per non piangere più morti».

Negli anni scorsi, l’Anas, secondo Amoruso, non ha dato seguito alle sollecitazioni del dicastero. E, secondo gli studi dell’osservatorio, l’intervento deve rientrare in un progetto più ampio che, a fronte di un importo di 500 milioni, possa affrontare l’ammodernamento fino a Sibari.

«Camminiamo su una mulattiera – dice Amoruso – che con i mezzi di oggi non è più sostenibile. Gli autisti professionisti e i trasportatori sono disperati, si affidano a Cristo. Io posso soltanto raccogliere i loro appelli, le segnalazioni e poi incatenarmi. Ma non smettiamo di studiare la situazione giorno per giorno, con l’osservatorio e con l’associazione». In un’appello rivolto al Presidente della Repubblica, Nando Amoruso confessava la stanchezza dei suoi concittadini, «oppressi da tante, forse troppe, incombenze della vita, senza più la forza di tentare una rivoluzione pacifica, dal basso, bloccando la 106».

Divisi fra l’esigenza d’infrastrutture adeguate e sicure e la rabbia per le perdite umane, i crotonesi intanto aspettano. Molti di loro non smetteranno di lottare.
ITACA n. 31