Villa Rendano, cambia la musica

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Quella che fu la dimora del musicista Alfonso Rendano, il “palazzo incantato” che richiamava artisti e intellettuali da tutta Italia, ora al servizio dei giovani talenti calabresi decisi a impegnarsi in materia di clima e risorse energetiche.
Maria Frega

Da “palazzo incantato”, com’era definito all’inizio del Novecento, a ufficio della società del gas. Poi l’abbandono e, adesso, la rinascita, con l’apertura al pubblico e la nuova veste di sede per progetti innovativi. È questa, in breve, la storia di Villa Rendano, la dimora cosentina del celebre musicista nato a Carolei nel 1853 che, grazie all’iniziativa sinergica fra capitali privati e progettualità pubbliche, offre alla città calabrese un antico tesoro, completamente restaurato.

La villa, che sorge in una posizione panoramica nel tessuto urbano del centro storico, fu edificata per volontà della famiglia di Alfonso Rendano, proprietaria di una seteria (che vi sorgeva accanto) molto attiva fin dal XIX secolo. Dopo varie vicende e alterne fortune, è stata acquistata dalla “Fondazione Attilio ed Elena Giuliani onlus”, subendo un veloce e ben riuscito restauro che, senza alterare le peculiarità dell’epoca, ne ha preservato il fascino. Il bene architettonico e il suo parco, da quest’anno, sono un patrimonio al servizio del territorio. Il primo progetto, secondo quanto annunciato dai partner istituzionali (Comune di Cosenza, ministeri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, Università della Calabria), riguarda la creazione di una piattaforma sperimentale e formativa in materia di ambiente ed energia.

Ma facciamo un passo indietro…

La storia del palazzo e dei suoi giardini, estremamente affascinante, pur nel suo tortuoso iter di destini e destinazioni, e – insieme con il racconto del recupero – è stata raccolta in un volume pubblicato di recente da Pellegrini Editore. Il libro-catalogo, nato dalla collaborazione fra la Fondazione Giuliani e il Ministero dei Beni Culturali, gode dei contributi di Enrichetta Salerno, Stefania Tropea e Rosanna Baccari ed è curato da Luciano Garella, soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone. È, insomma, il resoconto del recupero, testimoniato dagli autori dello stesso; ed è una storia che merita di essere conosciuta.

Edificata a partire dal 1887, Villa Rendano è nata come residenza della famiglia di industriali della seta con il chiaro intento di rappresentare il successo imprenditoriale del capostipite Domenico. Forte era anche la presenza del compositore Alfonso e dei suoi ospiti artisti e musicisti che vi giungevano da ogni parte d’Italia. Fu in quegli anni, perciò, che fu definita “palazzo incantato”: un riferimento che provava a descriverne quella ricchezza architettonica e artistica che il soprintendente Garella non esita a menzionare come unica non solo a Cosenza ma in tutta la Calabria.

I tre piani, i giardini, gli interni si caratterizzavano per uno stile neorinascimentale raro, in quel contesto geografico e in quell’epoca, che grazie al suo eclettismo anticipavano la moda liberty che di lì a poco avrebbe contagiato tutto il Bel Paese. Nonostante l’esiguità degli spazi del centro urbano di Cosenza, le maestranze che diedero vita alla villa riuscirono  a rendere la comodità e il lusso di una dimora vesuviana, con balconi panoramici, giardini armonici, sale riccamente decorate. Dipinti, arazzi, mosaici, affreschi, decorazioni cesellate colmavano gli interni, mentre all’esterno trovava spazio anche un giardino segreto e un frutteto. Ogni stanza aveva un tema diverso, declinato in una varietà di materiali e stili molto apprezzata. Non poteva mancare la sala della musica, dove Alfonso Rendano componeva e riceveva gli ospiti.

La sorte avversa degli affari della famiglia Rendano, che vide fallire la filanda intorno agli anni Trenta del secolo scorso, coinvolse anche la dimora. L’abbandono e le successive proprietà produssero decadimento e incuria, finché nel 1989, acquistata dalla Società Italgas Sud, la villa fu destinata a uffici.

Con l’acquisizione da parte della Fondazione presieduta da Sergio Giuliani, il primo passo è stato proprio il recupero degli antichi splendori artistici e naturali. Eseguito secondo linee guida “critiche, conservative e di ripristino”, e anticipato da una ricerca storica su documenti d’epoca, il restauro è stato condotto cercando di non disperdere l’insolito eclettismo della struttura. Non solo: a Villa Rendano ora trova spazio anche un corpus di ambienti destinati a meeting, videoconferenze, corsi di formazione, dotati delle tecnologie necessarie. L’accordo tra i partner, infatti, prevede la creazione di incubatori di nuove professionalità, per incrociare l’università con il mercato del lavoro. I primi studenti a frequentare la struttura saranno proprio quelli dell’Unical, in veste di stagisti presso l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Cosenza in materia di clima e risorse energetiche.

Che la nuova vita di Villa Rendano sia il volano per quel recupero mai completato del centro storico cosentino è un augurio che, a partire dalla Fondazione Giuliani e dai responsabili calabresi del progetto, deve essere accolto dai cittadini, perché laddove è svanita la promettente industria della seta calabrese nasca un’opportunità per i giovani tentati (o costretti) a fuggire lontano.
ITACA n. 22