Dietro le quinte

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Emanuele Giacoia

“Dietro le quinte” della televisione sarebbe il titolo più adatto a questi mini ricordi dei miei anni in RAI. Eccomi al termine di una partita del Catanzaro, quando navigava in serie A. Mi avvicina uno spettatore:

“Lei è il giornalista Emanuele Giacoia?”, al mio assenso eccolo abbracciarmi con entusiasmo. “Sono un emigrato in Canada e ascolto sempre, ogni settimana, la vostra trasmissione su quanto succede in Calabria. Però – mi chiede – lei sta bene? La sento sempre con la voce un po’ stanca, quasi leggesse a stento”. Lo rassicuro e penso, e glielo dico, che forse è una sua impressione. Mi sembra rassicurato sulla mia salute, scambiamo qualche commento sulla partita e mi saluta con grande enfasi. Spiegazione: ogni settimana per gli emigrati all’estero le sedi interessate, e la Calabria ovviamente fra queste, trasmettevano un notiziario sui fatti più rilevanti della settimana nella regione. Sinceramente era un incarico ritenuto fra i colleghi della sede piuttosto noioso per non dire scocciante e si faceva a gara per scaricarlo da un collega all’altro. Probabilmente dal tono della voce si capiva che non c’era molta voglia di farlo, però il nostro emigrante pensava, ascoltandomi, che avessi salute cagionevole. Devo dire che ancora oggi mi vergogno per quella osservazione e allora ogni qual volta mi toccava l’incarico di raccontare la Calabria agli emigrati vi assicuro che ero “guarito”.

E sempre dallo stadio di Catanzaro, per tutt’altro motivo.

Ancora una volta un’alluvione imperversava in Calabria, eravamo nel 1970, e ancora una volta fu particolarmente colpita la zona ionica reggina, con le sue fiumare, percorsi che d’estate sono completamente secchi e d’inverno con le piogge diventano disastrose bombe d’acqua. Parliamo della fiumara di San Costantino nel territorio del Comune di San Luca (la terra di Corrado Alvaro).

Lassù in Aspromonte nella zona detta di San Costantino, l’acqua anziché precipitare a valle fu imprigionata da una grandissima frana naturale, sempre a causa del maltempo, che formò un lago molto grande detto appunto “il lago di San Costantino”. La pioggia ininterrotta e continua l’aveva reso estremamente pericoloso. Se la frana, come si temeva, non l’avesse contenuto, l’acqua sarebbe precipitata a valle sugli abitati con effetti disastrosi. La situazione quindi poteva precipitare da un momento all’altro, da qui l’interesse della carta stampata e dei telegiornali.

La Rai cercò di mandare sul posto uno studio mobile ma, c’ero anch’io, non riuscimmo ad arrivare lassù, via Oppido Mamertina. Fango, frane più o meno grandi, strade montane ormai cancellate impedirono di raggiungere il lago di San Costantino. Apertura del telegiornale delle 20,00, io sotto un ombrello, addossato a un muro dello stadio di Catanzaro, impegnato in una diretta fingendo di essere a due passi dal lago. Pioveva a dirotto anche a Catanzaro dov’ero rimasto al termine di un’altra partita.

Con le notizie ricevute da quanto succedeva sull’Aspromonte diedi la situazione. La mia voce concitata, per l’occasione, il tutto calato in un’atmosfera tetra quasi da incubo a causa del maltempo.

Il collegamento venne benissimo, telefonarono da Roma per congratularsi, persino il direttore generale della Rai di allora, il compianto Biagio Agnes. “Una diretta dietro le quinte” perfetta!

E ancora, su questo tema, ovvero il telespettatore non se lo immagina, ecco che in redazione a Cosenza telefona il questore di Reggio Calabria. Parliamo dell’anno 1987. “Noto – telefonò – che mandate sempre in onda servizi con operazioni dei carabinieri, nulla da obiettare però ricordatevi che anche noi operiamo quotidianamente in Aspromonte”. Detto fatto la Polizia di Stato organizzò uno dei quotidiani controlli del territorio in Aspromonte ed io partecipai con la troupe per fare un servizio su richiesta. Arrivammo nella zona di Piani di Stoccato, gli agenti si muovevano tranquillamente per la boscaglia. Un’operazione tranquilla. Ma non fu così perché all’improvviso da una collina prospiciente alla zona di controllo ecco  esplodere dei colpi di fucile. Incredibile! Subito ci fu una risposta dei poliziotti da dove provenivano i colpi.
Insomma un autentico conflitto a fuoco ripreso dall’operatore.
Manco fosse stato organizzato sapientemente. Da Roma ancora una volta grandi complimenti ricordando che allora era caporedattore centrale il collega Guerra.
Ecco alcuni di questi mini ricordi nel corso dei quali non c’è dubbio che in qualche modo sono da definire “dietro le quinte” ovvero in qualche modo anche all’insaputa nostra.

Riassumendo il motto della Rai era ed è sempre valido “di tutto di più”.

ITACA n. 21