San Francesco di Paola

119
La sua lunga, folta e canuta barba è ancora oggi sinonimo di saggezza. Il suo bastone, munito di saldo vincastro, contrariamente a quanto popolarmente si afferma e si divulga, non è mai stato un pretesto per far del male o per incutere timore, lo attestano le fonti. I suoi sandali, custoditi ancora intatti presso la Basilica del Santuario di Paola, ci invitano a calpestare i sentieri di una vita buona, armonizzata totalmente con le note della natura e del creato. Tutto questo è valido ancora oggi, nonostante una vecchiaia lunga seicento anni.

Francesco Trebisonda
Il 2016, sarà ricordato da intere generazioni come l’Anno Santo di ogni calabrese, figlio di Francesco di Paola. Numerose iniziative ricordano i 600 anni della prodigiosa nascita del Patrono della Calabria. Era il 27 marzo 1416 e per questa terra tanto benedetta da Dio e forse poco amata dagli uomini, era l’alba di un giorno nuovo, speciale. In un momento storico in cui i toni dello scoraggiamento sembrano prevalere sulle tante positività che non mancano in Calabria, S. Francesco di Paola e il suo Sesto Centenario rappresentano una irripetibile circostanza per accostarsi alla conoscenza della sua figura e per rilanciare il suo messaggio e la sua spiritualità.

Nell’Eremita di Paola, al secolo Francesco Martolilla, ritroviamo sintetizzata la statura morale, sociale, storica e spirituale di un uomo di Dio che ancora oggi riesce a essere punto di riferimento ma anche esempio di altissimi valori umani e cristiani in un mondo che a volte – lo vediamo – alza solo muri e incrementa focolai di guerra. Il nostro Santo è ancora vivo; la sua memoria è veneratissima e si estende sino a ogni angolo della terra. Il suo carisma e quello dei suoi Frati, l’Ordine dei Minimi, fortificano la vita della Chiesa. Dinanzi alla consapevolezza di una vita basata solo sul benessere economico, l’invito del nostro Francesco a ricercare una vita più sobria ed essenziale, a promuovere ciò che unisce e non ciò che divide, a impegnarsi per ottenere la pace a ogni livello, ci aiuta a riposizionare la nostra vita su binari dritti e sicuri e, quindi, a impegnarci in prima persona per il raggiungimento di una “nuova società calabrese”, capace di eccellere per i valori della solidarietà e dell’accoglienza.

Nel 1502, il Papa del tempo osò paragonare il nostro Francesco a “un nuovo Francesco d’Assisi”. Infatti, come per la sua epoca l’Assisiate fu un’icona vivente di Cristo, così il Paolano, all’inizio dell’epoca moderna, riuscì a trasmettere un’immagine credibile e trasparente del suo amore verso Cristo, dando a sua insaputa nuova freschezza al volto della Fede e maggiore risalto più alla dimensione profetica della Chiesa che a quella istituzionale; seppe battersi fino alla fine per una vita più in sintonia col Vangelo anziché per un’esistenza condizionata dai lumi del nuovo secolo. Invita a considerarci pellegrini in un mondo che non ènostro ma che ci è stato dato solo per esserne a pieno titolo i custodi saggi e prudenti.

All’epoca purtroppo gran parte della Chiesa riteneva passate alcune espressioni penitenziali e i suoi stessi frati a volte lo additavano come troppo rigoroso per le discipline che egli esercitava anche sul suo stesso corpo; ma egli, da buon calabrese, si mostrò sempre determinato sulle sue scelte. indicando. Determinato anche dinanzi al Papa e ai suoi inviati in Calabria presso il suo eremo. Un giorno il Legato Pontificio lo definì “villano e rustico” ma l’Uomo di Dio non si scompose e prese tra le sue nude mani dei carboni ardenti. Allo stesso modo si mostrò fermo contro il malgoverno dei potenti che all’epoca con lusinghe e minacce cercavano di averlo dalla loro parte.

Un chiaro esempio ci viene dalla Francia, ove il Frate si recò nel 1483 per aiutare a ben morire Luigi XI, all’epoca il re più potente del mondo ma gravemente ammalato. E proprio da quel letto di morte il nostro Eremita ci insegna che questa vita altro non è che la ricerca di ciò che veramente è essenziale. Francesco s’impone ancora una volta, proponendo una logica che in ogni scelta importante della sua vita lo porta ad andare controcorrente, non perdendo mai il riferimento al suo stile eremitico e quaresimale. Diviene così l’interprete di tanti problemi sociali propri della sua gente, oppressa purtroppo dalla dilagante ingiustizia dei poteri forti, molto diffusa anche all’epoca.

Anche se non era sempre facile opporsi alla corruzione del tempo, egli sa intervenire con determinazione e mai senza carità, rischiando a volte anche la prigionia. Francesco di Paola era molto legato alla sua terra natìa e pur avendo avuto la possibilità di affacciarsi spesso fuori dai confini regionali, sino alla fine ha speso ogni sua energia a favore di questa terra. Non si è mai vergognato di essere calabrese e ha saputo custodire gelosamente la sua identità. Brontolava poco e operava tantissimo. A chi si sentiva scoraggiato, deluso, emarginato, sapeva riaccendere l’entusiasmo, indicandogli nella semplicità che sempre lo caratterizzava non l’illusione ma la vera speranza
ITACA n.33