Santo Versace / Corruzione, il cancro che uccide l’Italia

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Santo Versace, dopo una sofferta esperienza politica nel PdL, parla della sua scelta dell’Api, della crisi economica e istituzionale che attanaglia il Paese, della Calabria e delle potenzialità che la regione ha, ma che vanno messe a frutto. Ma soprattutto dell’impegno a combattere ed eliminare le “mele marce”

Antonio Minasi

Santo Versace non la manda a dire. Poco avvezzo ai rituali della politica, nonostante i tre anni di militanza nel PdL, ha conservato un modo diretto di dire quel che pensa, eredità forse di una esperienza di vita e di lavoro che non consente ammiccamenti e giri di parole. “Se siamo nelle condizioni di oggi è per colpa della corruzione che ci costa 60 miliardi di euro l’anno. Questa la cifra che rubano i corrotti. Il debito pubblico per più della metà è figlio della corruzione”. E allora, onorevole, cosa occorre fare?

“Garantisti o meno non si può aspettare la magistratura. Chi si approfitta del bene pubblico deve essere trattato peggio dei mafiosi, anche a loro deve essere fatta la confisca dei beni. Vivendo dentro il palazzo, mi rendo conto di quanto la classe politica faccia male al Paese”.

Santo Versace ha lasciato il PdL e dopo una breve sosta nel Gruppo Misto della Camera è entrato a far parte dell’Api di Rutelli. “Sono stato socialista e certo non potevo andare con gli ex, democristiani, comunisti, fascisti”. Con le sue dimissioni Versace ha accelerato la caduta del governo Berlusconi, un gesto, dice, “assolutamente libero, fatto alla luce del sole, senza trattative con nessuno”. “È stato come quando si spezza il diamante, è durissimo, ma se si colpisce il punto giusto va in frantumi”. Se ne fa un merito, anche di aver resistito ai corteggiamenti successivi.

In parlamento siede proprio al confine con le file del PD e Rosy Bindi gli ha chiesto: “Santo perché non hai fatto un passettino in più e sei venuto con noi?” “Ma l’Api – dice – era il partito che mi era più vicino”. Onorevole, ha mai avuto, diciamo la tentazione, d’impegnarsi politicamente in Calabria? Versace nega e rassicura: “Sul territorio c’è bella gente, di grande qualità”. A lui è bastata l’esperienza fatta con Loiero che lo chiamò perché assieme ad altri, fra cui Andrea Monorchio, facesse da consulente al Presidente. Una riunione solenne a Catanzaro, con tanto di foto di gruppo per i media regionali e poi il silenzio più totale. “Non fu rimborsato sia a me che agli altri neppure il costo del biglietto aereo”.

In realtà Versace nutre una profonda sfiducia verso l’istituto regionale. Definisce “cancro” le Regioni, coacervo di selezione a rovescio della classe politica; giudica assurda la remunerazione dei consiglieri regionali, superiore a quella dei parlamentari. La sua idea è che occorra un generale progetto di razionalizzazione: eliminare gli enti inutili, riconvertendo il personale in altre attività; accorpare i comuni sotto i 5.000 abitanti, sopprimere le Province. Insomma ridimensionare la macchina pubblica a cominciare dalle Camere: ”Tagliare i parlamentari si può fare in poco più di sei mesi”.

Torniamo, fatalmente, a parlare di Calabria. “È una delle regioni più ricche del mondo: mare, monti, patrimonio agroalimentare… Calabria – azzarda – giardino d’Europa”. Oggi o domani, se non dopodomani? Certo, occorrono “infrastrutture che consentano di arrivare con facilità, il mare deve essere pulito, la cultura dell’accoglienza è prioritaria; banda larga e innovazione per digitalizzare la regione, mettere in rete le università”. Ma soprattutto “meritocrazia a tutti i livelli, fare pulizia in Calabria, come nel resto del Paese, delle mele marce”.
ITACA n. 15