Storie di giovani meridionali
in cerca di futuro

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Storie di giovani meridionali in cerca di futuro

Massimo Vivarelli

Un’indagine narrativa strutturata come un viaggio, attraverso la raccolta di testimonianze in presa diretta dei giovani del Sud Italia – moltissimi i calabresi – nel gorgo della crisi economica e occupazionale: è Scampia e Cariddi, una novità di Editori Riuniti, marchio storico e da pochi anni rinato con un focus verso l’inchiesta e il reportage.

Gli autori sono entrambi meridionali, ma vivono altrove. È napoletano Francesco De Filippo, che lavora all’agenzia Ansa fra Roma e Trieste; Maria Frega, invece, è di Lungro, uno dei centri italo-albanesi della provincia di Cosenza e vive a Roma, dove ha studiato Sociologia e si è perfezionata in Comunicazione e Diritto dei Popoli.

Per quasi un anno, hanno toccato tutte le regioni meridionali, lungo la Salerno-Reggio Calabria, si potrebbe dire, per poi diramarsi verso gli estremi: la Puglia, con Taranto e l’Ilva, la Sicilia, fra Trapani e Messina, la Sardegna fuori dagli itinerari del turismo di lusso.

Non solo: l’ultima tappa, “Altrove”, affronta le realtà dove quei ragazzi sono emigrati: Roma, Milano, Lione e, infine, la Gran Bretagna e la California, con le storie di Diletta e di Giusy, donne calabresi forti e indipendenti che, oltre alla gratificazione professionale, inseguono sogni di felicità.

Lo spunto e scopo dell’indagine resta comunque raccontare il Sud, “senza facili vittimismi” e oltre il punto di vista politico dominante negli ultimi due decenni. Notizie e dati sul tema restano dietro le quinte; attraverso la voce dei protagonisti di Scampia e Cariddi, però, è semplice e immediato ricavare il prezzo che la “Generazione Zero”, quella che oggi ha fra i 20 e i 30 anni, sta pagando.

Nel Sud Italia, due giovani su tre non hanno un lavoro, non un lavoro regolare, almeno. Si tratta di ragazzi e, soprattutto, ragazze fra i 15 e i 24 anni: l’anello debole della società italiana, la parte più vitale e potenzialmente produttiva del Paese, soffocata dalla crisi economica, disorientata e disunita, fortemente sfiduciata.

Fra quei ragazzi, troviamo laureati e dottorati come manovali e commesse “in nero”, artisti e aspiranti personaggi televisivi come operai cassaintegrati, il folto esercito dei call center e quello, altrettanto nutrito, degli operatori culturali, della comunicazione, della ricerca scientifica. Significative, in particolare, le testimonianze estreme, ma sempre vere: come quella di Giovanni, piccolo camorrista dell’hinterland napoletano agli arresti domiciliari, o Pietro, che ha riportato in Calabria gli spaventi e lo spaesamento dopo le missioni militari nei Balcani. Non mancano le esperienze imprenditoriali, che svelano il lato più innovativo (e molto ostacolato) di questa generazione.

È, appunto, la storia di una parte d’Italia che ha gli stessi sogni dei coetanei di ogni parte del mondo, ma che “soffre e denuncia la bruciante assenza dello Stato”. Una parte di cittadini fermi a un eterno bivio: restare nella propria terra, accontentandosi o rincorrendo la raccomandazione, oppure partire, emigrare ancora una volta.

Come specificato nell’introduzione, “del Mezzogiorno se ne parla tanto, troppo e troppo spesso chi lo fa è influenzato o strumentalmente indugia sui luoghi comuni; nella maggior parte dei casi non è mai un meridionale”. Con Scampia e Cariddi gli autori hanno voluto trasformare le testimonianze di quei giovani del Sud in notizia e racconto, privilegiando però uno svolgimento narrativo, appassionato e coinvolto, descrivendo il rapporto di alcuni dei protagonisti con la propria terra, i limiti geografici e storici, le influenze dei dialetti, l’eterno scontro fra stereotipi e individualità.

Il risultato è una visione di quell’“umanesimo meridionale” ormai trascurato che, insieme con il pragmatismo settentrionale, superando la barriera sempre più solida fra Nord e Sud, potrebbe ricostruire, davvero, un grande Paese.

 

 Alcune storie

 

 “Soldato alla ventura”

«Non esiste. Io a Milano? Ma mai nella vita! Guarda che lo so come funziona, ne conosco tanti che sono andati anche fino a Torino, a Como, a Treviso, per lavorare dove? In un call center? O come facchini? Raccontano tutti un sacco di fesserie, dicono di fare la bella vita. In realtà non è vita quella: i genitori continuano a mandargli soldi, come quando studiavano, e tornano qui solo d’estate perché il viaggio è lungo, e costa».

È vero, ma una sconfitta a Milano vale ancor oggi più di una vittoria in Calabria. E sebbene restare giù proseguendo ciò che facevano i genitori, allevamento agricoltura vendita al dettaglio, garantisca il doppio, il triplo del call center, sarebbe vissuto come una batosta, mentre quello, lo sfruttamento lontano da casa, dà una patente da cittadino, uno come tanti altri. Uno inserito nel mondo, che ha scelto la modernità rifiutando l’anacronistica sicurezza di casa. Non ci si è ancora liberati del pregiudizio di cui sono vittime per primi proprio i meridionali: essere meridionali.

 

 “British is not happiness, but…”

Prima o poi toccherà ripartire: «Mi affascinano l’Australia e il Canada che rappresentano la Nuova America, ma penso che andrò in Argentina. Mi piacerebbe insegnare italiano, lavorare in una scuola di italiano, ho delle specializzazioni per questa professione».

Ma questo si può fare anche in Italia, perché spingersi fin nelle pampas? «Ritornerei in Italia se potessi fare questo, insegnare. Magari in Friuli o in Emilia, in un luogo dove la qualità della vita è buona. Anzi, tornerei addirittura in Calabria, se potessi insegnare la nostra lingua agli immigrati, per esempio. Pensa, con un’amica avevamo questa idea: creare una scuola di lingua solo per i tanti migranti che arrivano dalle nostre parti. Lo farei per aiutarli ma anche per smuovere qualche testa fra i calabresi. Ma hai visto cosa successe a Rosarno e cosa continua a succedere? Siamo riusciti a scacciare anche quelli più disperati di noi…».

 

 “Napoli. Picchiata”

Aveva cominciato a lavorare nel quartiere Mercato: «Stavo benissimo, guadagnavo pure cento euro al giorno». Un mestiere onesto: la vendita di occhiali di marca con una bancarella. Gli occhiali falsi, prodotti pochi chilometri più in là, nella zona della Maddalena; la bancarella abusiva.

«Poi so’ arrivati i Bingo, i Gratta e vinci e la gente non teneva cchiu’ soldi, ‘e signore nun tenevano cchiu’ soldi… poi è arrivata la crisi vera…».

Alla fine m’hanno sequestrato tutt’ cose, due trecento euro ‘e merce, e chillo s’atteggiava s’atteggiava… e allora l’aggio vattuto». Il vigile è finito in ospedale e Giovanni è fuggito, ma lo conoscevano già, più volte lo avevano identificato, gli avevano detto che non poteva continuare a fare l’abusivo e soprattutto a vendere merce falsificata. «Tenevano i miei connotati… so’ venuti a pijiarmi… sei mesi m’hanno dato, pena sospesa. Oltraggio».

 (da Scampia e Cariddi di Francesco De Filippo e Maria Frega, Editori Riuniti,2012)

ITACA n.19