Un calabrese cittadino del mondo

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L’ascesa di Michele Valensise, ambasciatore d’Italia nella capitale tedesca. Dalla sua giovinezza a Polistena agli incarichi diplomatici sempre più importanti e prestigiosi. Un punto d’orgoglio e un riferimento per la vasta comunità calabra in Germania

Marco Varvello

Èarrivato a Berlino poco più di due anni fa, dopo una impegnativa esperienza da ambasciatore d’Italia in Brasile, alle prese non solo con i problemi di una delle più numerose comunità italiane nel mondo, ma anche con lo spinoso caso – tanto più per un diplomatico – dell’estradizione dell’ex terrorista Cesare Battisti, chiesta dall’Italia e negata dalle autorità brasiliane. Ma di esperienza Michele Valensise, calabrese di Polistena, ne aveva già accumulata tanta nella sua carriera diplomatica,
cominciata con il concorso per il Ministero degli Esteri a Roma nel 1975, subito dopo la laurea in Giurisprudenza. Un percorso che all’interno della Farnesina l’ha portato dal primo incarico alla Direzione Affari economici fino al ruolo di capo di gabinetto e portavoce del ministro. All’estero ha lavorato a fine anni Settanta all’ambasciata in Brasile, dove appunto è poi tornato da
numero uno nel 2004; a Beirut, durante la guerra civile di metà anni Ottanta; quindi a Bonn, poi a Bruxelles presso l’Unione europea, e poi ancora a Sarajevo, primo ambasciatore della neonata rappresentanza italiana in Bosnia. A Berlino è approdato nell’estate del
2009 a rappresentare l’Italia in una delle sedi di più alto rango, un’ambasciata di quelle che di solito coronano prima della pensione l’ambizione dei più valenti ed esperti diplomatici della Farnesina. Ma non nel suo caso: Valensise a 59 anni non è certo a fine carriera, la nomina all’ambasciata d’Italia a Berlino è il riconoscimento dei suoi meriti e delle sue capacità. Un calabrese dunque cittadino del mondo, che non ha perso comunque i legami con la sua terra d’origine. «Quello che senza dubbio ancora mi resta – ci risponde dal suo ufficio affacciato sul Tiegarten, il parco centrale di Berlino – è uno stretto legame sentimentale con la Calabria, che non si è perso in tutto questo tempo, grazie anche a profonde radici familiari». Radici tenute vive anche dal lunghissimo periodo di impegno politico del padre dell’ambasciatore, quel Raffaele Valensise che fu parlamentare missino e poi di Alleanza nazionale, vicesegretario nazionale, capogruppo alla Camera e infine membro laico del CSM, a riconoscimento della sua figura di avvocato e giurista. Un impegno sempre giocato a difesa dello sviluppodel Sud e della Calabria.
generazione. «Secondo le statistiche più recenti – spiega – risultano residenti in Germania 62.840 italiani di origine calabrese, circa il 9% del totale, uno dei gruppi regionali più consistenti». All’origine dell’emigrazione verso la Germania vi fu l’accordo bilaterale con l’Italia del dicembre 1955, che apriva le porte alla manodopera dal nostro Paese. I treni dal Sud, che partivano dalla Sicilia e raccoglievano lungo la strada centinaia di altri uomini in cerca di lavoro, approdavano alle miniere e alle grandi acciaierie del bacino della Ruhr, agli impianti siderurgici, alle fabbriche come la Volkswagen di Wolfsburg. Lì una banda musicale accoglieva alla stazione i nostri lavoratori, frastornati da più di 24 ore di viaggio, prima di trasferirli alle baracche dormitorio. In vent’anni arrivarono in Germania dai tre ai quattro milioni di italiani, con un continuo ricambio, sia per la difficoltà di farsi raggiungere dalla famiglia, sia per la politica tedesca di ostacolare l’immigrazione permanente. Gastarbeiter, lavoratore ospite: era questa lacondizione voluta dalla legge, finché le norme dell’Unione europea non resero facile anche per gli italiani stabilirsi in Germania in via definitiva. Ma allora i nostri connazionali erano già stati superati come gruppo straniero più numeroso dai turchi e poi dagli europei dell’Est e dei Balcani. Valensise questa storia la conosce bene, il Muro di Berlino non era ancora caduto quando fu inviato alla cancelleria politica dell’ambasciata a Bonn per seguire la cooperazione politica europea. Oggi le cose sono cambiate, dopo più di mezzo secolo di emigrazione italiana in Germania la presenza dei nostri connazionali, e anche delle associazioni dei calabresi, è ben radicata: «Sono organizzazioni che contano molto nella vita politica e sociale dei Laender» afferma Valensise. «Vorrei ricordare in particolare i circoli “Calabria” di Francoforte, Stoccarda e Weibling, che sono tra i più noti. Però, specularmente, occorre sottolineare anche l’aspetto dell’integrazione dellegiovani generazioni, che tendono ad avere comunque rapporti più stretti con le istituzioni tedesche». Nati in Germania, se riescono a superare le strettoie di un sistema scolastico fin troppo selettivo come quello tedesco, le nuove generazioni si integrano ormai senza problemi, come dimostra il posto di eccellenza conquistato da un italiano di terza generazione come Udo Di Rupo, giudice della Corte Costituzionale tedesca. Il nodo scolastico è però ancora un punto dolente, su cui dunque si concentra l’attenzione dell’ambasciata e delle altre autorità italiane sul territorio, dai consolati alle rappresentanze, come i Comites. Fondamentale per migliorare i rapporti è la collaborazione diretta non solo con le autorità tedesche ma anche con quelle italiane delle regioni d’origine, cioè con i Consigli regionali, le province, le camere di commercio, che possono dare una spinta in più alle richieste delle associazioni. In questo senso l’ambasciata italiana è parte attiva per ovviamente venuta anche dal diritto di voto agli italiani all’estero, un’occasione che dovrebbe essere però sfruttata meglio. «Credo che potremmo sicuramente migliorare la nostra offerta “comunicativa” a beneficio dei connazionali residenti all’estero» conferma l’ambasciatore. «È una questione di cui si parla da tempo. Le idee ci sono, ma abbiamo qualche difficoltà
di ordine finanziario, specie nell’approntare programmi televisivi più rispondenti alle preferenze degli italiani nel mondo».
Se si considera poi che le reti via cavo tedesche, il sistema più diffuso per ricevere la TV, hanno di fatto abolito i canali
italiani per lasciare spazio alla nuova prepotente domanda di canali della nuova immigrazione (turchi, russi,
polacchi, asiatici), si capisce come l’informazione sull’Italia sia affidata a internet e poco altro. E allora rischiano sempre di prevalere gli stereotipi. Una prova durissima per i calabresi di Germania è stata la strage di Duisburg del ferragosto 2007.
I giornali tedeschi, a cominciare dalla popolarissima Bild Zeitung, hanno riproposto tutto il repertorio di luoghi comuni su mafia, pizza, ristoratori e criminalità. Ma dall’emozione per quel terribile delitto è uscita anche una determinazione ancor maggiore a combattere la ’ndrangheta nelle sue fortissime ramificazioni all’estero. «È cambiata la consapevolezza sulla presenza di organizzazioni criminali operanti anche in Germania» dice Valensise. «Possiamo contare su un’ottima collaborazione dei responsabili tedeschi. Quattro anni fa, proprio dopo la strage di Duisburg, abbiamo istituito una task-force congiunta, italo-tedesca, nella quale gli specialisti dei ministeri dell’Interno dei due Paesi si scambiano sistematicamente informazioni ed esperienze e che funziona molto bene. Grazie alla task-force abbiamo fatto insieme notevoli progressi nel contrasto dell’illegalità». Nel quartier generale del Bundeskriminalamt, la polizia criminale tedesca, a Wiesbaden, un funzionario del ministero degli Interni italiano tiene costantemente i rapporti. Una collaborazione molto più stretta del passato, che ha reso possibile ad esempio la maxi-operazione della procura di Reggio detta “Il Crimine 2”, con 41 esponenti della ’ndrangheta arrestati tra Calabria, Germania, Canada e Australia. Insomma, si è cercato di trarre una lezione concreta dal sangue della strage di Duisburg.Michele Valensise racconta tutte queste
cose con tono appassionato. Guarda fuori dalla grande finestra del suo ufficio,al primo piano della storica ambasciata
d’Italia di Berlino, voluta da Hitler ma incompiuta allo scoppiare della guerra e così inaugurata per una bizzarria
della storia solo nel 2005. Guarda gli alberi spogli, a terra le foglie avvizzite dall’autunno tedesco, forse pensa alle
spiagge calabre, al suo mare, ai boschi impervi. Gli chiediamo che immagine hanno gli emigrati della loro Calabria.
«Una bella immagine, perché la nostra terra è davvero bellissima!» risponde Valensise per tutti, emigrato anche lui, in fondo, anche se non per necessità.