Una lezione di giornalismo

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Racconta Annarosa Macrì la sua irripetibile esperienza, prima ancora che professionale, umana, accanto ad Enzo Biagi impegnato nella sua ultima fatica televisiva.

Antonio Minasi

ha dedicato a Enzo Biagi, Annarosa Macrì il suo diario di una esperienza memorabile, accanto al “nonno”, come affettuosamente la redazione chiamava quello che indiscutibilmente per tutti era il “Maestro”. Ha avuto il privilegio di affiancare, con affidamenti di responsabilità, l’ultimo tratto di strada di uno dei protagonisti – ma non per una parte cospicua del Consiglio Comunale di Milano che si è accanita a negare l’attribuzione a Biagi dell’Ambrogino – del giornalismo italiano.

Annarosa dalla redazione RAI di Cosenza dove a un certo punto sentiva di rischiare la “sedentarietà impiegatizia” è partita alla volta di Milano, verso “nuovi mari e nuovi porti”. L’aveva chiamata Enzo Biagi prima per la fortunata serie de Il fatto, poi per il ciclo di Rt – Rotocalco televisivo, stavolta in qualità di curatrice. L’ultima lezione di Enzo Biagi (Rubbettino), più che il racconto appassionato ed affettuoso di una esperienza memorabile, è la testimonianza senza autocensure, talvolta anche aspra, sempre sincera, di una giornalista che intende stare fuori dal coro, reclamando quell’autonomia intellettuale e professionale cui spesso in RAI si finisce per rinunciare. In perfetta sintonia con il nonno che tornando in onda dopo il lungo silenzio seguito al cosiddetto “editto bulgaro”, si rivolse agli spettatori dicendo: “Ci sono dei momenti in cui si ha il dovere di non piacere a qualcuno e noi non siamo piaciuti”. “Non piacere a qualcuno”, annota Annarosa, “è un manifesto di moralità”. Da questa linea di condotta penso che Annarosa Macrì non sia mai arretrata, almeno per quanto l’ho potuta conoscere io lavorandoci insieme dal momento in cui arrivò alla Sede RAI di Cosenza, nel 1978, vincitrice, assieme a Vito Teti, del concorso per programmista-regista. Non ricordo che abbia mai rifiutato di fare un servizio o che ragionando su quanto aveva realizzato abbia rifiutato di confrontarsi, come talvolta accade con autori traboccanti di autostima.Raccontando Biagi, la sua curiosità, la sua estrema semplicità, la sua onestà intellettuale, ma anche il suo carisma, Annarosa si è come guardata allo specchio ed in fondo il libro che ha scritto, così ricco d’incontri, di emozioni, di esperienze toccanti, è diventato anche la riflessione di una giornalista che caparbiamente vuol fare chiarezza del suo ruolo professionale; ma prima ancora di una persona che incontra e racconta la vita degli altri, con discrezione, “storie da maneggiare con cura”, senza la tentazione di effimeri scoop. In questo senso L’ultima lezione di Enzo Biagi è un formidabile manuale di giornalismo, soprattutto televisivo, incredibilmente ricco anche di indicazioni pratiche, con un ‘dietro le quinte’ rivelatore dei meccanismi di una macchina complessa. La lettura è piacevole, scorrevole, e la galleria dei personaggi che s’incontrano, ospitati nelle trasmissioni di Biagi, è quanto mai ricca e varia, dai tanti vip ai tantissimi personaggi non particolarmente premiati dalla sorte, raccontati con rispetto. Un punto sul quale il nonno non transigeva e fu proprio Annarosa a vedersi negare la messa in onda del suo primo servizio, faticosamente realizzato, per aver dato del ”tu” al giovane intervistato.Partendo dalla Calabria, si può dimenticare la Calabria? Trapela, qua e là, contenuta e controllata, una punta di nostalgia. O meglio, una memoria, un retropensiero, che nel momento in cui scopri altre realtà, altri orizzonti, ti costringe, al di là delle tue stesse intenzioni, a mettere il nuovo a confronto con quello che hai lasciato. Un modo per comprendere meglio il proprio mondo, perché la lontananza restituisce l’esatta proporzione delle cose, molto meglio sembra dire Annarosa – e come darle torto – di quando ci sei immerso fino al collo. “Bisogna amarla e bisogna odiarla, questa Calabria, essere con lei clementi e impietosi, stringere un patto onesto con la realtà, con le sue grandezze e con i suoi limiti…”